Como Cuore “Al cuore non si comanda”

Tra le iniziative di quest’anno di Comocuore ci sarà la manifestazione “Al cuor non si comanda”. Si tratta di una mostra di pittura. Gli artisti sono stati invitati a partecipare donando un opera. La sede dell’associazione di via Rovelli conterrà un percorso tra opere d’arte che verranno esposte per un mese con la possibilità di acquisto, il tutto per sostenere le iniziative che l’associazione metterà in atto per “Il cuore a scuola”, nell’ambito della prevenzione e della ricerca su alcune patologie cardiovascolari in età infantile.

La mostra ha come obiettivo quello di emozionare chi la visiterà, di esporre le opere degli artisti locali che recepiranno l’invito a donare una loro opera sul tema “Al cuor non si comanda”, così da contribuire alla raccolta fondi per la specifiche attività di Comocuore dedicate all’età infantile.

Il percorso mostra consentirà di visitare la sede comprendendone la strutturazione, i diversi luoghi dove si fanno anche visite di prevenzione e formazione, conoscere l’associazione da più vicino, essere a contatto con un’espressione artistica, anche eterogenea, che trova nello slogan “al cuor non si comanda” una serie di contenuti che spaziano dalle emozioni, alla riflessione personale, alle specifiche di natura medica, e tout court al senso della vita stessa.

La mostra sarà inaugurata venerdì 9 febbraio 2018, presso la sede di via Rovelli 8 Como, con un evento serale in cui si presenteranno artisti, opere e – ovviamente – lo spirito dell’iniziativa.

Opera di Doriam Battaglia W171212 Autoritmie Tecnica mista su tela 90x80x2 2017

Gran parte della massa del cuore è costituita dalle cellule muscolari cardiache. Queste cellule sono responsabili della proprietà caratteristica del cuore di contrarsi in assenza di uno stimolo esterno. Il segnale per la contrazione del miocardio non proviene dal cervello ma da cellule miocardiche specializzate dette autoritmiche. Le singole cellule miocardiche si ramificano e si collegano con le cellule adiacenti tramite le loro estremità per formare una rete complessa, le giunzioni cellulari costituite da membrane. Le cellule adiacenti, per mezzo delle giunzioni, comunicano tra di loro consentendo la trasmissione elettrica degli impulsi. Gli impulsi danno il ritmo alla Vita. L’opera vuole rappresentare, attraverso il ritmo emotivo, l’essenza della Vita stessa che anima ogni cellula del nostro corpo e dell’intero universo.

 

 

INFORMALE e PREFORMALE

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Capita spesso che qualcuno accosti la mia opera a quella di Jackson Pollock (1912-1956), il rappresentante più emblematico dell’action painting e il prototipo dell’artista maledetto. Jackson, in gioventù, per gravi problemi di alcolismo, si sottopose a diverse sedute psicanalitiche, così approdò al mondo della psicologia, scoprendo le dimensioni dell’inconscio e dell’irrazionalità, che determineranno la svolta decisiva verso la sua arte informale, acquisendo enorme fama che lo trasformò in un mito moderno.

Solo da una lettura superficiale la mia opera può essere accostata a quella di Pollock. Certo ho dei debiti nei suoi confronti, soprattutto per quanto riguarda l’invenzione della tecnica del «dripping», consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale. Jackson colava il colore con gesti rituali e coreografici, nei quali erano presenti reminescenze dei riti magico-propiziatori praticati dai nativi americani, e le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie, con una totale assenza di organizzazione razionale.

La mia opera mantiene l’aspetto gestuale e in parte casuale della colatura, ma in essa la casualità è controllata e diretta da interventi manuali per ricavarne forme primordiali che definisco pre-formali. Nell’opera di Pollock si ritrovano quelle tipiche istanze dell’esistenzialismo, caratterizzate da sfiducia nelle possibilità dell’uomo di realizzare le sue aspirazioni di un’armonia con il mondo esterno. Al contrario la mia opera ricerca tale armonia ipotizzando la possibilità di un mondo dove l’uomo, dopo milioni di anni di permanenza su questo pianeta, si evolva a un punto tale di riuscire a vivere senza più distruggere e annientare ogni altra forma di Vita. La sua opera si connota dunque per una carica drammatica ed angosciosa, mentre la mia apre alla speranza di una futura armonia con il resto dell’Universo.

Doriam Battaglia

Como, 3 gennaio 2018

Transumanesimo

“Io vi insegno il superuomo; l’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?”
Friedrich Nietzsche,

Così parlò Zarathustra

 

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Natura pre-umana o post-umana, incontaminata dalla mano dell’uomo è ciò che simboleggio nella mia opera recente del ciclo “Chlorophill”, in esse critico questa società disumana, insostenibile e violenta. Abbandonare i nostri comportamenti distruttivi. Sostituire l’attuale umanità con un nuovo genere di uomo in grado di sviluppare al massimo la consapevolezza e l’autocoscienza. Un uomo nuovo capace di vivere su questo pianeta senza lasciare tracce indelebili del suo passaggio. Dobbiamo modificare il nostro modo di lavorare, produrre, fare politica, abitare, muoverci e alimentarci. Proprio dall’alimentazione dobbiamo iniziare questa rivoluzione verde pacifica che ci condurrà ad un diverso modo di vivere; il “transumanesimo”. L’uomo transumano avrà una vita lunga e sana, abbraccerà la filosofia della “non-violenza”, rispetterà la Natura, la proteggerà da ogni attacco, rispetterà gli altri animali come fratelli. Svilupperà abilità super-umane o post-umane. Trascenderà l’umano tenendo in considerazione dove ci ha portato sinora il mostro modello di vita (competizione, emigrazione, terrorismo, crisi economica, fame, inquinamento, distruzione dell’ambiente). Il mito di Icaro ci minaccia ancora ricordandoci il monito che l’uomo non può avvicinarsi troppo al sole (Dio) non può fabbricarsi delle ali (tecnologia) pena la morte sicura. Ci dice che gli uomini debbono accettare i propri limiti. Ma quali sono i nostri limiti? Perché non dovremmo provare a sconfiggere la malattia e la morte? Perché dovremmo rinunciare ad essere “sani” per tutta la nostra esistenza? Perché non dovremmo prevedere un futuro postumo e organizzare la nostra vita di conseguenza? Perché non dovremmo sviluppare una nuova Arte e una nuova Filosofia, un auto-trascendenza sostenuta da un ottimismo dinamico e da una tecnologia intelligente rispettosa della Natura, inserite in un ordine spontaneo.

Sviluppare un “estropia” (visione del futuro) legata fortemente al pensiero razionale, all’ottimismo pratico e a una società aperta che tenga conto del fatto che siamo cittadini dell’Universo. Dobbiamo sviluppare interesse per nuove direzioni del pensiero guidate da: intelligenza, informazione, energia, vita, esperienza, diversità, opportunità e crescita.

Dovremmo accettare la non esistenza di un creatore divino, per ergerci noi stessi a creatori. Ancora troppi intelletuali, nonostante si dichiarino a favore della ragione, della scienza e della tecnologia e nonostante siano dichiaratamente contrari ai dogmi dalla religione, temono ancora le proprie tendenze prometeiche che li spingono a sfidare gli dei.

L’odio contro i vegani? Freud ci spiega perchè.

I meccanismi di difesa sono strategie psicologiche messe in atto dall’inconscio allo scopo di manipolare, negare o distorcere la realtà per difendersi contro sentimenti di ansia e impulsi inaccettabili, al fine di mantenere il proprio schema.
Come avviene la reazione difensiva?
La definizione di base di questo meccanismo di difesa è la seguente: l’ansia, dato che produce emozioni e pensieri, viene padroneggiata esagerando la tendenza opposta e facendo sì che alcuni se ne escano con battute simili:
“Ma vuoi mettere una bella bistecca?”
“Meglio che non mangi carne, così ce n’è di più per me.”
“Mmmh, bacon!”
In genere, le persone non vogliono contribuire agli orrori dell’allevamento di animali. Ne sono terrorizzati, non vogliono pensare di essere immorali e di far del male ad altri esseri senzienti. Questo gli causa molta ansia e il loro ego subentra a proteggere il loro concetto di sé (beh, almeno quello che trovano accettabile).
Il loro ego vuole che non credano di essere delle persona cattive per il fatto di partecipare a queste atrocità e fa il possibile per evitare questo pensiero, nascondendo l’ansia che li riporta alla verità e poi esagerando in senso opposto.
Ecco perché i vegani sono spesso costretti a sentire commenti esageratamente “pro-carne”. Improvvisamente la carne diventa la cosa più buona sulla terra. Infatti, non è raro che, in presenza di un vegano, molti, con aria di scherno, finiscano per menzionare, animali morti, fare stupidi battute, descrivere i loro pasti, come se i vegani non avessero mai mangiato carne in vita loro.
Queste sono, quindi, le ragioni per cui la pancetta, la bistecca, la salsiccia sono gli slogan maggiormente usati dai mangiatori di carne. Sono la loro chiamata alle armi e simboleggiano la decadenza, l’ingordigia, l’egoismo e si oppongono direttamente all’altruismo e al controllo degli impulsi da parte dei vegani. Per esempio, “la pancetta” è nient’altro che una lastra di grasso. Viene ottenuta dal corpo di animali che sguazzano nella proprie feci tutto il giorno, ma che altrimenti sarebbero pulitissimi. Si pensi a cosa rappresenta la pancetta, però, in termini freudiani. C’è il simbolismo inconscio al lavoro: la pancetta rappresenta l’id.

foto di Animalisti Italiani Onlus - Modena.

Autocontrollo, responsabilità e rispetto

E l’uomo disse:”Facciamo Dio a nostra immagine, a nostra somiglianza” in modo da essere autorizzato a dominare su pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Ma con il passare del tempo l’uomo si accorse che anche Dio era divenuto un impedimento alla propria sete di conquista. E allora promosse la morte di Dio in modo da avere le mani libera da ogni laccio e poter aggredire la materia e la vita stessa modificandone la struttura. La tecnica e le sue applicazioni tecnologiche hanno preso il posto di Dio. Dio è morto, nel mondo occidentale, il pensiero filosofico ha sostituito la religione, la libertà totale ha preso il posto dei dogmi. Oggi l’uomo non ha più nessuno che lo sovrasta, ha ucciso il padre e si trova solo a dover fare le proprie scelte. La libertà lo stà conducendo all’autodistruzione. Solo la ricostituzione di leggi etiche che tengano conto dei diritti di tutti gli altri esseri che popolano la Terra e della Terra stessa possono salvarlo. Abbiamo mangiato del frutto della conoscenza e siamo stati condannati alla sofferenza. Solo l’autocontrollo della nostra potenza può ancora darci una speranza di sopravvivenza su questo pianeta. Rispettiamo la Terra e tutti gli esseri che la abitano. Non possiamo moltiplicarci e crescere all’infinito, dobbiamo imporci dei limiti, non c’è più nessuno ce li impone dall’esterno, solo noi possiamo farlo. Per fare ciò dobbiamo darci nuovi paradigmi, elaborare nuovi concetti. In questo la religione non può più darci alcun aiuto, abbiano ucciso Dio e nulla potrà più resuscitarlo. La scienza e la tecnica, per loro natura, vanno nella direzione opposta, quella dell’autodistruzione. Ci restano solo la Filosofia e l’Arte che possono elaborare nuovi concetti in grado di riinventre il rapporto tra uomo e Natura. Ritrovare una dimensione etica della politica che ci allontani da queste “passioni tristi” in cui siamo precipitati. Autocontrollo, responsabilità e rispetto sono i nuovi concetti attorno ai quali l’uomo deve trovare la propria salvezza e quella dell’intero pianeta.

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Giotto – Basilica d’Assisi – San Francesco predica agli uccelli

Utilitarismo e Arte

Non è certo per le sue applicazioni pratiche che l’Arte riesce a entusiasmare milioni di persone. Ciò è dovuto al sublime fascino che essa emana.

Qual’è l’utilità sociale delle Arti visive? Chi dipinge diventa ricco, potente, famoso? No di certo, quasi mai succede. Ci sono molti altri modi, molto più semplici, sbrigativi ed efficaci,  per diventare ricchi e famosi. Allora perché uno lo fa , sottraendo tempo al divertimento, allo studio, al sonno e alla propria famiglia? Perché sente la voglia e la necessità di farlo? Stende per terra una tela e le getta violentemente sopra del colore, perché ha dentro di se la sensazione di stare compiendo un gesto importante, che resterà nelle storia dell’arte. Non per la sua utilità pratica o per il guadagno; se verrà, meglio, ma non è quella la molla. L’artista cerca in ogni modo di non ripetere ciò che altri hanno già fatto. Che utilità avrebbe rifare ciò che è già stato fatto?

L’artista deve creare, inventare, osare, con un coraggio da leone, con il serio rischio di sbagliare o di perdere anni a cercare una propria strada che forse mai troverà.

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Creatività? o imitazione.

La vera “creatività” è quella della Natura che, senza piani ne schemi precisi, ricomincia ogni volta da capo e prova e riprova a creare e valutare nuove possibilità. Questa è l’unica “creatività” esistente, che non si avvale nè di modelli nè di precedenti, ma procede per tentativi. Tale processo non ha nulla a che vedere con i processi insiti nell’Arte. Noi artisti troviamo grande consolazione nel credere di essere “creativi”. In realtà non vi è nulla di realmente creativo in ciò che realizziamo, se per creativo si intende un’opera totalmente originale, nuova e libera da ogni schema. Noi prendiamo un po’ di qua e un po’ di la, lo misceliamo e pensiamo di aver creato qualcosa di assolutamente originale, ma in verità stiamo utilizzando solo qualcosa che già esisteva. Il nostro lavoro non è che imitazione, anche se non siamo sufficientemente onesti da ammettere che in realtà non facciamo che rielaborare qualcosa che già era presente. L’imitazione è l’unica “creatività” che conosciamo. Ognuno di noi ha il proprio stile che dipende dal background culturale che ha accumulato sino a quel momento della sua vita. Perfezionare lo stile e la tecnica sono le uniche possibilità che ci sono concesse.

 

Libera interpretazione e adattamento di un intervento tratto da “LIBERARSI DALLE ILLUSIONI ”

Conversazioni con U.G. Krishnamurti

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Caos e Cosmo

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Guardando l’Universo, di primo acchito, ci appare il Caos in tutto il suo tremendo splendore ma osservando meglio ne scorgiamo l’Ordine e il Caos si trasforma in Cosmo. In ciò che prima ci appariva informe e amorfo ora cogliamo la struttura e le leggi che lo governano. In Cosmo si suddivide apparentemente in un infinita quantità di Cose (ogni “essenza” dotata di struttura sua propria) alle quali noi diamo un nome per poterle in qualche modo possedere e dominare. La metamorfosi dell’Caos in Cosmo rientra nella volontà umana di trasformare il mondo in quanto noi viviamo solo se riusciamo a modificare l’ambiente che ci circonda. Non è possibile affermare che esiste l’Ordine senza il Caos e viceversa perchè entrambi si sviluppano contemporaneamente.

L’arte riproduce la medesima situazione, un insieme inestricabile di casualità e struttura in perfetto equilibrio, un sapiente dosaggio dei due elementi. Se prevalesse la Struttura la composizione andrebbe verso la staticità e la Noia, se prevalesse il Caos si andrebbe verso la perdita di Senso, l’irriconoscibilità.