Caos e Cosmo

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Guardando l’Universo, di primo acchito, ci appare il Caos in tutto il suo tremendo splendore ma osservando meglio ne scorgiamo l’Ordine e il Caos si trasforma in Cosmo. In ciò che prima ci appariva informe e amorfo ora cogliamo la struttura e le leggi che lo governano. In Cosmo si suddivide apparentemente in un infinita quantità di Cose (ogni “essenza” dotata di struttura sua propria) alle quali noi diamo un nome per poterle in qualche modo possedere e dominare. La metamorfosi dell’Caos in Cosmo rientra nella volontà umana di trasformare il mondo in quanto noi viviamo solo se riusciamo a modificare l’ambiente che ci circonda. Non è possibile affermare che esiste l’Ordine senza il Caos e viceversa perchè entrambi si sviluppano contemporaneamente.

L’arte riproduce la medesima situazione, un insieme inestricabile di casualità e struttura in perfetto equilibrio, un sapiente dosaggio dei due elementi. Se prevalesse la Struttura la composizione andrebbe verso la staticità e la Noia, se prevalesse il Caos si andrebbe verso la perdita di Senso, l’irriconoscibilità.

QUALCOSA DI INDESCRIVIBILE

A volte ci sono opere che apparentemente sembrano meno riuscite ma che posseggono un qualcosa di indescrivibile, un fascino particolare, in grado di suscitare profonde passioni. Quei quadri che ad una prima occhiata promettono poco ma che poi, con una più attenta osservazione, troviamo in essi una composizione, una struttura o un dettaglio in grado di suscitare in noi un forte stupore che ci rapisce e ci conquista e da cui ci sembra di non poter più staccare gli occhi.

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Mark Tobey

Mark Tobey, pittore espressionista astratto americano, poeta e compositore, nasce l’11 dicembre 1890, a Centerville, Wisconsin,  L’infaticabile opera del maestro viene interrotta dalla morte a Basilea il 24 aprile 1976.

Tobey decano dell’astrattismo e precursore dell’Espressionismo astratto nordamericano e di tutti gli esponenti dell’informale.

A partire dal 1940 Tobey inizierà ad utilizzare forme astratto-concrete.

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Come un antico sogno

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E’ l’effetto che fanno i boschi, ti sembrano sempre familiari, come cose da tempo perdute, come il volto di un parente morto da tempo, come un antico sogno, come il frammento di una canzone dimenticata trasportata dall’acqua, ma soprattutto come eternità dorate dell’infanzia ormai trascorsa o della maturità ormai trascorsa e di tutto il vivere e il morire e il dolore spezzacuore che abbiamo provato milioni di anni fa e le nuvole e il transito sulla nostra testa sembrano confermare (con la loro aria familiare e solitaria) queste sensazioni.

Jack Kerouac/ I vagabondi del Dharma 1958

CENTRO DIURNO “L’INCONTRO” CORSI DI DISEGNO E PITTURA

Il Centro Diurno “L’INCONTRO” che ha sede in via Giovio 42 a Como, emanazione della Fondazione Caritas, è un luogo di accoglienza e di socializzazione per le persone sole, senza fissa dimora, straniere e italiane.

Presso il Centro è stato avviato un nuovo progetto che prevede la realizzazione di Laboratori sperimentali per l’apprendimento delle tecniche di base del disegno e della pittura. I laboratori saranno aperti, otre che ai frequentatori del Centro, anche a tutta la cittadinanza per favorire l’integrazione e la comunicazione tra persone di diversa estrazione sociale. I corsi saranno gratuiti e sarà sufficiente l’iscrizione per potervi partecipare. Le lezioni si svolgeranno in parte nella sede del Centro e in parte en plein air per riprendere squarci della città e del suo lago. Il corso avrà inizio martedì 21 aprile dalle 9,30 alle 11,30

Cecilia Gossetti, operatrice e coordinatrice del Centro con Paola Della Casa, coordinatrice del progetto Vicini di strada e facilitatrice del Centro Diurno, affiancate da Viviana Rovi e Ivana Fazzi, volontarie del Centro Diurno e collaboratrici nel progetto Vicini di strada seguiranno i laboratori e la realizzazione di questo nuovo interessante progetto. Oltre al sottoscritto altri docenti volontari mi affiancheranno nell’insegnamento delle tecniche di base del disegno e della pittura. Inoltre si spera di coinvolgere anche altre persone interessate a partecipare ai laboratori e all’integrazione con soggetti che vivono ai margini della società. Date e orari definitivi saranno comunicati in seguito.

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“Concetti spaziali”, due artisti a confronto Articolo Punto Stampa marzo 2015

Gli artefici di questo insolito “viaggio” sono Doriam Battaglia, nome d’arte “Batt”, e Roberto Biondi, diversi ma complementari e capaci di dialogare senza mai schiacciarsi

di Valentina Rizzi

Como – Luce che si separa dalle tenebre, indagini sulla struttura profonda della materia e delle sue leggi, armonie di sfere, cosmogonie che prendono forme materiche e quasi tridimensionali, astrazioni che dialogano con lo spazio e ne interrogano il senso.

Racconti visivi che chiedono udienza, a volte al nostro apparato di elaborazione razionale, altre volte ai sensi e all’istinto, senza pretendere altro che  trascinarli verso la presa d’atto di una comune matrice primordiale di archetipi e segni. Sono le evocazioni di una mostra a quattro mani che va in scena a Milano con un titolo che non può non suonare come omaggio a un maestro imprescindibile, come Lucio Fontana.

 

Stiamo parlando di un solo universo o di un multiverso, come le teorie dell’astrofisica ci hanno fatto immaginare, per raccontarci quanto ancora ci sia da studiare attorno a noi? Con buona pace di certi oscurantisti come l’imam saudita che di recente ha affermato che la terra resta ferma e  non gira attorno al sole, sconfessando tutta la scienza da Galileo in poi.

Per fortuna ci sono gli artisti. Di sicuro due artisti diversi ma complementari che dialogano senza mai schiacciarsi ma da dando semmai vita a campi di tensioni, di riflessi e di rimandi e interferenze positive sono quelli che animano la doppia personale ma forse meglio dire unica personale a due voci dal titolo “Concetti spaziali”.

Gli artefici di questo viaggio sono Doriam Battaglia, nome d’arte “Batt”, e Roberto Biondi.

La mostra a cura di Massimiliano Bisazza aprirà l’11 marzo (vernissage dalle ore 18.30 alle 21) e si potrà visitare – con ingresso libero – fino al 24 marzo  alla galleria “Statuto13” di via Statuto 13 a Milano. Apertura al pubblico: dalle ore 11 alle 19, dal martedì al sabato.

Due artisti a confronto che riescono a emozionarci seguendo percorsi completamente diversi possono esprime afflato creativo compenetrando le rispettive poetiche seppure si palesino con tecniche così distanti tra loro: Roberto Biondi è dotato di un certo purismo formale che è estrinsecato chiaramente dalle sue opere, più marcatamente scultoree, nonostante possano riportare spesso alla nostra attenzione visiva dei veri e propri quadri – anche se non sono realmente dipinti mostrano un’indagine tipicamente dadaista in cui il “ready made” scelto dall’artista ne è la riprova – ma dotati di quella tridimensionalità che proviene, di fatto, spiccatamente dall’arte della scultura.

Opere tracciate su cartoni, altre su lamiere di alluminio e di rame, tagliano l’aria con composizioni acuminate, diagonali e linee rette mentre “preferiscono” – poeticamente parlando – stagliarsi nello spazio attorno ad esse.

Un intendimento quasi di natura concettuale di monocromie, bicromie, assenze di colore, ritagli di carta, metalli.

 

Doriam Battaglia ama riconoscersi sulle ampie tele ricche di cromature e di matericità pittorica, dove il colore è ben dosato sia nel suo peso sia nelle sue affinità tecniche, steso su ampie campiture che a loro volta sono ricche di pregevoli particolarismi volutamente ridotti e spesso ton sur ton. Presenta in questa mostra anche lavori più piccoli che rientrano nel suo universo cosmico che è alla base della sua poetica:

Le sue “Frequenze” dello spettro visibile, particellari e molecole che compongono il nostro universo. Indaga oltremodo sul concetto della forma sferica – le sue “Immanenze” – che è l’archetipo di ogni forma, pre-esistente, perfetta  sfericamente ma illusoria, quindi paradossalmente imperfetta come simbolo.

 

Battaglia tra ceramica, architettura, disegno e pittura

Nato a Berbenno di Valtellina nel 1949, Doriam Battaglia vive e lavora a Como dal 1957 con una breve parentesi, dal 1991 al 1994, in cui per motivi di lavoro si è trasferito ad Anghiari, in provincia di Arezzo. Negli anni ’70 ha frequentato l’Accademia Belle Arti di Brera (Scuola libera di nudo) e la Fondazione Castellini, Scuola di Arti e Mestieri. Nel 1975 ha conseguito la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano con il professor Enrico Mantero.

Nell’anno accademico 1972/73 ha frequentato l’Università IUAV di Venezia, facoltà di Architettura. Dal 1975 al 2012 è stato iscritto all’Ordine degli Architetti della provincia di Como svolgendo l’attività di Architetto in qualità di libero professionista. Nel 1981 ha frequentato la Scuola internazionale di grafica di Venezia, corso di litografia.

All’inizio degli anni ’90 ha seguito un corso di calcografia presso lo studio milanese dell’incisore TOGO (Enzo Migneco) e nel medesimo periodo (1992/1994) ha frequentato un corso di incisione presso l’Associazione Giosuè Carducci di Como con Angelo Tenchio, un corso di disegno e pittura con Giuliano Collina e uno di modellato con lo scultore comasco Massimo Clerici.

Dal 1998 al ‘99 ha seguito un corso di ceramica Raku con il maestro ceramista Walter Castelnuovo presso il suo laboratorio di Faggeto Lario. Nell’anno accademico 1999/2000 ha conseguito la specializzazione post laurea in Bioarchitettura presso l’Università degli Studi di Firenze. Nelle Cave di Molino di Triora in Val Argentina, Taggia (Im) nell’anno 2002 ha frequentato un corso di scultura per la pietra Ardesia (Lavagna). Dal 1994 svolge attività artistica professionale e tiene corsi di disegno e pittura dal vero e di figura presso il suo laboratorio in Como.

 

Biondi e il sogno del “Progetto Arte”

Roberto Biondi nasce a Como nel 1953. Finito il liceo scientifico, dove ha come insegnante di disegno Angelo Tenchio, si iscrive ad architettura a Venezia per poi laurearsi a Firenze.

Sin da giovane è influenzato dagli interessi del padre: musica, architettura e arte. Ha quindi modo di conoscere diversi artisti tra cui spicca Eli Riva, con il quale instaura per diversi anni un interessante scambio di opinioni, quasi quotidiano, nell’atelier Abaco aperto nell’83. Abaco diventa uno spazio espositivo e creativo di design e arte, con molteplici iniziative e mostre.

Pur continuando a la professione di architetto nello studio di famiglia, diventa sempre più preponderante il lavoro di interior design. Nel 2006 conosce Pierantonio Verga all’Accademia Aldo Galli di Como e frequenta per diversi anni il suo corso; da quel momento inizia un percorso artistico che lo porta, dopo diverse mostre collettive a Como, Milano, Firenze e Domodossola, a una importante mostra personale a Villa Bernasconi di Cernobbio nell’ottobre 2014.

In tale occasione presenta 42 opere, che pur con diversi materiali: “fogli” di cartone, alluminio e rame, esplora le variazioni di una superficie piana in un volume. Da qui il titolo alla mostra: Piano libero.

Ha in via di definizione per quest’anno due mostre personali in Toscana e in Svizzera e due collettive in provincia di Como. Nella primavera-estate 2016 terrà una importante mostra a Como ed è probabile, successivamente, una personale a Pietrasanta.

Assieme a critici d’arte e colleghi, desidera dare inizio quest’anno a un’associazione chiamata “Progetto Arte”, che nasce con la volontà di iniziative di interscambio tra architetti-artisti provenienti da altri luoghi e nazioni.

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