Il processo creativo

 

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Il processo creativo nell’arte è legato per  via simbolica alla vita e alla trasmutazione dell’essere umano. Ogni gesto é generato da una profonda conoscenza spirituale.

La creazione di un opera supera il dramma della separazione tra materia e spirito perché è comunque il risultato di un energico gesto glorioso che unisce tutto in una sola realtà.

All’inizio il gesto é violento, quasi distruttivo; la tela candida viene imbrattata di colore apparentemente senza alcun senso. Man mano che il lavoro avanza emerge dalle sovrapposizioni e dalle velature un senso profondo che è il senso stesso dell’esistenza.

La materia si dissolve nella forma e nel colore, per raffinarsi via via facendo emergere un disegno bio morfo che si rivela solo nell’anima dell’osservatore.

L’artefice, attraverso un processo pensato ma dagli esiti imprevedibili, accende la scintilla divina che abita in ogni cosa. L’esplosione di colori da alla luce affascinanti tele dove, forse non a caso, le macchie di colore indistinte e fluttuanti, ricordano tessuti cellulari all’origine della vita stessa.

Come Cai Guo-Quiang nelle sue opere “esplosive”, voglio esplorare la reciproca relazione tra il potere distruttivo e quello creativo.

Sono sempre stato attratto e incantato dall’imprevedibilità e dalla spontaneità, da ciò che che sfugge al mio controllo.

Soprattutto quando realizzo le mie grandi opere, ma anche quando dipingo opere di piccolo formato, l’esplosine del colore lanciato sulla superficie pittorica, da corso a manifestazioni indipendenti e incontrollate, veicolando la spontaneità della materia e il suo aspetto performativo. 

Il colore che copre ogni cosa s’impone come attore, strazia la superficie e rovescia la sua potenza nella pienezza del sogno visivo.

Per me rappresenta una trasformazione drammatica e rivoluzionaria e da quel momento di distruzione nasce qualcosa che é miracolosamente bello. L’atto creativo é una progressiva rivelazione dello spirito nella materia.

Un gesto violento, forte ma non privo di grazia genera l’opera come riflesso artistico delle mie relazioni con il mondo dell’invisibile, quello che resta al di fuori delle mie percezioni sensoriali. Le mie opere si confrontano con l’energia e l’enigma della natura.

 

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