Aspecismo e liberazione animale, di Doriam Battaglia, Como, 1 aprile 2020

 

In questi giorni di vita sospesa, si ha il tempo per pensare e ripensarsi in una visione nuova del nostro stare al mondo, forse utopica, ma necessaria se si vuole uscire in piedi da questa spaventosa emergenza.

Tutti i problemi che dobbiamo affrontare, anche se non è facile comprenderlo, derivano dall’impiego massiccio di prodotti di origine animale, che ancora oggi, in modo assolutamente anacronistico, sono utilizzati per lo sviluppo della nostra economia.

Per questo articolo ho coniato il termine aspecismo, che trovo più corretto di antispecismo, generalmente utilizzato. Infatti, mentre quest’ultimo ha una connotazione negativa, con il prefisso “anti” che richiama un senso di opposizione senza negare la valenza del termine stesso, la “a” privativa, invece, dichiara subito il non specismo, negando il termine che la segue.

L’aspecismo, quindi, si pone al di sopra del concetto, per me superato, di specie.

Delle tre ragioni principali che supportano l’aspecismo – quella etica-filosofica, quella ecologica-economica e quella nutrizionista-salutista – voglio qui affrontare unicamente il primo aspetto, rimandando la trattazione degli altri a prossime occasioni.

  1. CONSIDERAZIONI ETICHE-FILOSOFICHE.

1.1. La liberazione animale.

Tutte le persone comprendono il significato di queste due parole, liberazione e animale, ma pochi ne interiorizzano il reale valore. Perché, se così fosse, metterebbero subito in atto comportamenti concreti.

Oggi non c’è più nessuno che si definisca razzista o sessista, ma lo stesso non si può dire per lo specismo: nella nostra cultura non si è ancora radicato il concetto di parità tra tutte le specie viventi.

Eppure, razzismo, sessismo e specismo sottendono la stessa fallacia, ovvero lo stesso falso ragionamento.

Vi è una diffusa quanto infondata convinzione che, tra tutte le specie viventi, quelle animali siano superiori a quelle vegetali. E, allo stesso ingiustificato modo, vi è il pregiudizio che tra le specie animali, quella umana sia superiore.

Perché? Chi lo dice e sulla base di quali criteri?

E’ facile rispondere: lo dicono – guarda caso – solo gli esseri umani e sulla base di criteri che possono essere soddisfatti unicamente dagli stessi umani.

Ovvero, non si è mai sentito che un gatto o un cavallo, o una balena o un’aquila dicessero, o facessero intendere, che la specie umana è superiore. E nemmeno è scritto quale verità assoluta che essere su due piedi sia meglio – nel senso di superiore – che su quattro zampe o su due ali.

Allora, da dove deriva tale senso di superiorità nell’uomo?

Anche qui è facile rispondere: dal semplice fatto che l’uomo è in grado, più o meno, di sottomettere le altre specie animali.

In altri termini, si fa passare la violenza, il sopruso e la coercizione per qualità non solo distintive della specie umana, ma anche distintive di una presunta superiorità di specie.

Cioè, viene riproposto lo stesso ragionamento che è alla base del colonialismo (ricordiamoci, ad esempio, dei conquistadores spagnoli che sterminarono il popolo Maya), della schiavitù (la presunta superiorità della razza bianca su quella negra) e della Shoah (la presunta superiorità degli ariani sugli ebrei).

In tutti i casi, che si tratti di specie su specie o razza su razza – superiorità umana su altri animali, superiorità spagnoli su Maya, superiorità bianchi su negri, superiorità ariani su ebrei –la violenza, l’interesse personalistico e quello economico vengono occultati sotto un pseudo-ragionamento, volto a giustificare il sopruso.

Eppure, il concetto di uguaglianza (intesa come pari dignità) nella diversità di razza o specie è un concetto molto antico, già espresso da San Francesco, con tutto l’amore di cui era capace, quando parlava ai fratelli animali. L’affermazione più poetica mai pronunciata dei diritti di tutti i viventi.

E’ importante parlarne e discuterne, ma se ci fermiamo qui le cose non cambieranno mai.

Chi veramente crede nella dignità di ogni essere vivente deve anche agire in concreto per cambiare le cose, riducendo, o meglio ancora azzerando, il consumo di prodotti di origine animale.

Ogni modificazione nel nostro comportamento, se pur piccola, si somma a quelle altrui, generando grandi cambiamenti nel nostro modo di vivere e di concepire la società. Oggi più che mai questa è una rivoluzione necessaria per salvare la Vita, il pianeta e noi stessi.

La nostra società è profondamente sofferente, sempre più insostenibile, eticamente aberrante.

Quando si parla di vincere la causa della liberazione animale, si intende proprio questo: lottare per adottare tutti quei comportamenti che trasformino il nostro modo di vivere.

Non bisogna perdere tempo perché ogni secondo vengono trucidati migliaia di animali nel mondo, in nome di un’economia malata.

In fondo è tutto molto semplice, non sono richiesti grandi sacrifici o azioni eclatanti: è sufficiente modificare il nostro modello di consumo.

Se tutti smettiamo di utilizzare prodotti animali, l’economia cambierà in brevissimo tempo, si svuoteranno progressivamente gli allevamenti, sino alla totale chiusura, e le colture di cereali e legumi, destinate ora all’alimentazione animale, si convertiranno per l’alimentazione umana.

Se falliremo questa battaglia sarà perché non ci avremo creduto sino in fondo e il risultato sarà la distruzione dell’ecosistema e l’estinzione dei sapiens.

Chi in coscienza ha compreso il problema, ma non agisce prontamente, giustifica e avvalla con il suo comportamento la situazione attuale e il suo inevitabile epilogo.

Ognuno di noi è responsabile delle morti e delle sofferenze che continuano a perpetrarsi negli allevamenti, nei macelli e nei laboratori delle case farmaceutiche e cosmetiche.

Tutti i problemi attuali dell’umanità derivano, senza eccezione, dall’impiego di prodotti di origine animale. Possibile che sia così difficile capirlo! Le alternative esistono da moltissimo tempo, non abbiamo più alcuna scusa.

Gli animali non umani non hanno la possibilità di fare una rivoluzione e liberarsi da soli.

L’uomo per mezzo delle sue capacità intellettuali ha sviluppato un grande potere. La potenza umana, amplificata a dismisura dalla scienza e dalla tecnica, ha portato l’uomo a dominare il mondo. Un tale potere ha contemporaneamente e inevitabilmente generato grandi responsabilità, prima fra tutte quella della salvaguardia dell’intero pianeta e delle sue specie viventi.

Invece, questo potere gli è sfuggito di mano e l’animale uomo è passato da essere preda a predatore.

Ora, per salvarci, dobbiamo riaffermare i diritti di tutti gli esseri viventi.

1.2. Considerazioni sulla violenza.

I soprusi contro gli animali sono legittimati dallo Stato e dalle nostre leggi; tranne rari casi, gli altri animali, così come le piante, non hanno alcun diritto. E’ la violenza del più forte, del sopraffattore.

La scienza e la tecnologia hanno dato all’uomo un potere sterminato che egli sta usando senza scrupoli contro la natura e gli altri animali. Il processo di reificazione messo in atto gli consente di guardare all’animale come a un oggetto privo di sentimenti, emozioni e incapace di provare dolore. E’ il medesimo meccanismo impiegato dal nazismo nei campi di concentramento.

Vorrei qui soffermarmi un attimo sul concetto di violenza, perché è fondamentale chiarire per capire ogni comportamento che vuole essere etico.

Esistono due tipi di violenza: la violenza necessaria e la violenza gratuita.

Una parte degli esseri viventi di questo pianeta riesce a vivere solo parassitando altre forme di vita. Le piante sono gli unici esseri viventi che non necessitano dello sfruttamento di altre forme di vita per sostenere la propria. Le piante sono autotrofe, cioè producono da sé il proprio nutrimento traendolo dal mondo minerale con l’energia solare, a differenza degli animali che, essendo eterotrofi, necessitano di nutrirsi attraverso altre forme di vita.

Gli animali erbivori si nutrono di vegetali, i carnivori si cibano di erbivori.

L’uomo onnivoro sfrutta sia le piante che gli animali e i loro prodotti, per il proprio sostentamento.

Ci sono anche animali che, pur non essendo autotrofi, si procurano il proprio nutrimento a base di foglie, frutti e semi delle piante, senza quindi usare violenza nei confronti di altre forme di vita.

Anche una piccola parte dell’umanità ha fatto una scelta analoga, i fruttariani, cibandosi esclusivamente di semi e frutti, intesi come tutti i frutti delle piante, anche delle verdure (ad esempio, i pomodori).

Questa è la forma più elevata del veganismo perché rispetta anche la vita del mondo vegetale.

Se per l’umanità fosse inevitabile cibarsi di prodotti animali, non ci sarebbe nulla da dire, ma non è così.

L’umanità, come ampiamente dimostrato dagli studi igienisti, medici, biochimici e fisiologici, può nutrirsi esclusivamente di vegetali; pertanto, l’utilizzo di ogni altro cibo si configura come una violenza immotivata, inutile e dannosa, non solo per gli altri animali, ma anche per sé e per tutto l’ecosistema.

E questo è tanto più vero oggi che ci stiamo avvicinando alla cifra di otto miliardi di persone.

La violenza del leone che preda la gazzella è un tipo di violenza necessaria. Se l’uomo fa altrettanto compie una violenza volontaria, perché non indispensabile.

1.3. Considerazioni sulla Coscienza.

E’ convinzione comune che la Coscienza venga a formarsi nel corpo umano a partire da una certa età (3-5 anni). Ma forse dovremmo ribaltare le cose. E’ il corpo che prende forma nella Coscienza e non l’inverso. Non c’è lo spazio qui per dissertare su questo argomento troppo complesso, ma si rimanda la trattazione ai numerosi scritti specifici.

Quando parliamo di Coscienza ci riferiamo a una forma individuale di essa. Pensiamo che ognuno di noi abbia la propria e che essa possa essere sviluppata individualmente e autonomamente.

Personalmente non credo sia così. Ogni singola Coscienza non è che la sfaccettatura del diamante che rappresenta la Coscienza collettiva, universale; ogni faccia riflette la luce in modo differente, facendo comunque parte del medesimo Sé.

Per noi uomini la vita umana ha un valore immensamente superiore a ogni altra forma di vita, ma questa non è una verità assoluta e incontrovertibile, è solo una verità relativa, riferita al punto di vista antropocentrico.

Nella realtà tutto è unito e nessuna parte ha un valore superiore alle altre.

Io credo che la Coscienza universale non comprenda unicamente l’umanità ma inglobi anche tutto il mondo senziente, animale e vegetale.

Tutto è UNO ed eterno, tutto ha la medesima dignità. Materia, spirito, pensiero, energia, vita sono consustanziali, inseparabili; nessuna di esse può esistere senza le altre perché sono in realtà una cosa sola.

In una visione aspecista del mondo è necessario ripensare anche alla ripartizione della Terra. Gli esseri umani non possono occupare con le loro attività l’intero pianeta, ma bisogna suddividere il territorio in zone, alcune delle quali saranno occupate dai sapiens e dalle loro attività, mentre altre dagli animali non umani. Queste grandi riserve verdi, ove gli altri animali potranno vivere completamente liberi, avranno anche la funzione di “polmoni” del pianeta. Qui non si svolgerà alcuna attività umana e tutto sarà lasciato alla completa manifestazione della Natura. Non ci saranno disboscamenti, coltivazioni, estrazioni minerarie, nulla di nulla; saranno territori tornati totalmente vergini.

Si instaurerà un nuovo rapporto tra l’uomo e gli altri animali, un rapporto di reciprocità sul medesimo piano, fatto di pura contemplazione passiva.

Oggi la società umana rappresenta per gli altri animali un vero inferno.

Possiamo paragonare la nostra società a un grande edificio, retto da una struttura fortemente gerarchica, nelle cui cantine sono collocati i mattatoi che alimentano l’intero complesso e che ha per copertura le cupole delle cattedrali e dei templi.

Questa struttura di dominio ha profonde radici culturali nelle tradizioni di tutto il mondo. E’ necessario estirparla attraverso un epocale cambiamento dei nostri comportamenti. Qualcosa si sta già facendo, ma è ancora troppo poco e ciò che sta accadendo in questi giorni ce lo dimostra.

Doriam Battaglia

Como, 1 aprile 2020

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