Il contenuto di un’immagine stimola nel nostro cervello un’inconsapevole simulazione motoria del gesto artistico impiegato dal creatore per realizzare l’opera d’arte.
Un’immagine ha il potere di stimolare in noi l’empatia inconsapevole con conseguente rispecchiamento motorio ed emotivo. Ci trasferiamo nell’oggetto, avviene una trasposizione, una compartecipazione, una imitazione o simulazione “incarnata”.
L’arte deve avere anche la capacità di stimolare la nostra immaginazione tattile, un eco nel nostro corpo.
In ogni immagine, anche statica, c’é una dimensione temporale che il nostro cervello ricrea anche osservando un oggetto immobile. (dinamica delle immagini, Boccioni, Balla)
L’arte deve avere la capacità di rendere visibile a tutti le forze invisibili ad occhio nudo, attivando i circuiti dei “neuroni specchio”.
Quando osservo un’opera d’arte si attivano in me quei neuroni che userei per “afferrare” l’oggetto verso il quale l’occhio dell’attore si dirige nel dipinto.
Ogni soggetto ha un grado diverso di empatia, questo spiega come mai abbiamo reazioni così diverse davanti alla medesima immagine o scena. L’empatia si coltiva con la cultura.
Vedendo un segno grafico, o una pennellata, in un’opera si attivano nell’osservatore le aree motorie del cervello che esso userebbe per tracciare quei medesimi segni.
Rilevanza emozionale del colore.
L’artista è colui che arresta e rende accessibile ai più umani tra gli umani lo spettacolo al quale inconsapevolmente partecipa.
Differenza tra visione prosaica e visione artistica.
“Io vi insegno il superuomo; l’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?”
Friedrich Nietzsche,
Così parlò Zarathustra
Natura pre-umana o post-umana, incontaminata dalla mano dell’uomo è ciò che simboleggio nella mia opera recente del ciclo “Chlorophill”, in esse critico questa società disumana, insostenibile e violenta. Abbandonare i nostri comportamenti distruttivi. Sostituire l’attuale umanità con un nuovo genere di uomo in grado di sviluppare al massimo la consapevolezza e l’autocoscienza. Un uomo nuovo capace di vivere su questo pianeta senza lasciare tracce indelebili del suo passaggio. Dobbiamo modificare il nostro modo di lavorare, produrre, fare politica, abitare, muoverci e alimentarci. Proprio dall’alimentazione dobbiamo iniziare questa rivoluzione verde pacifica che ci condurrà ad un diverso modo di vivere; il “transumanesimo”. L’uomo transumano avrà una vita lunga e sana, abbraccerà la filosofia della “non-violenza”, rispetterà la Natura, la proteggerà da ogni attacco, rispetterà gli altri animali come fratelli. Svilupperà abilità super-umane o post-umane. Trascenderà l’umano tenendo in considerazione dove ci ha portato sinora il mostro modello di vita (competizione, emigrazione, terrorismo, crisi economica, fame, inquinamento, distruzione dell’ambiente). Il mito di Icaro ci minaccia ancora ricordandoci il monito che l’uomo non può avvicinarsi troppo al sole (Dio) non può fabbricarsi delle ali (tecnologia) pena la morte sicura. Ci dice che gli uomini debbono accettare i propri limiti. Ma quali sono i nostri limiti? Perché non dovremmo provare a sconfiggere la malattia e la morte? Perché dovremmo rinunciare ad essere “sani” per tutta la nostra esistenza? Perché non dovremmo prevedere un futuro postumo e organizzare la nostra vita di conseguenza? Perché non dovremmo sviluppare una nuova Arte e una nuova Filosofia, un auto-trascendenza sostenuta da un ottimismo dinamico e da una tecnologia intelligente rispettosa della Natura, inserite in un ordine spontaneo.
Sviluppare un “estropia” (visione del futuro) legata fortemente al pensiero razionale, all’ottimismo pratico e a una società aperta che tenga conto del fatto che siamo cittadini dell’Universo. Dobbiamo sviluppare interesse per nuove direzioni del pensiero guidate da: intelligenza, informazione, energia, vita, esperienza, diversità, opportunità e crescita.
Dovremmo accettare la non esistenza di un creatore divino, per ergerci noi stessi a creatori. Ancora troppi intelletuali, nonostante si dichiarino a favore della ragione, della scienza e della tecnologia e nonostante siano dichiaratamente contrari ai dogmi dalla religione, temono ancora le proprie tendenze prometeiche che li spingono a sfidare gli dei.
I meccanismi di difesa sono strategie psicologiche messe in atto dall’inconscio allo scopo di manipolare, negare o distorcere la realtà per difendersi contro sentimenti di ansia e impulsi inaccettabili, al fine di mantenere il proprio schema.
Come avviene la reazione difensiva?
La definizione di base di questo meccanismo di difesa è la seguente: l’ansia, dato che produce emozioni e pensieri, viene padroneggiata esagerando la tendenza opposta e facendo sì che alcuni se ne escano con battute simili:
“Ma vuoi mettere una bella bistecca?”
“Meglio che non mangi carne, così ce n’è di più per me.”
“Mmmh, bacon!”
In genere, le persone non vogliono contribuire agli orrori dell’allevamento di animali. Ne sono terrorizzati, non vogliono pensare di essere immorali e di far del male ad altri esseri senzienti. Questo gli causa molta ansia e il loro ego subentra a proteggere il loro concetto di sé (beh, almeno quello che trovano accettabile).
Il loro ego vuole che non credano di essere delle persona cattive per il fatto di partecipare a queste atrocità e fa il possibile per evitare questo pensiero, nascondendo l’ansia che li riporta alla verità e poi esagerando in senso opposto.
Ecco perché i vegani sono spesso costretti a sentire commenti esageratamente “pro-carne”. Improvvisamente la carne diventa la cosa più buona sulla terra. Infatti, non è raro che, in presenza di un vegano, molti, con aria di scherno, finiscano per menzionare, animali morti, fare stupidi battute, descrivere i loro pasti, come se i vegani non avessero mai mangiato carne in vita loro.
Queste sono, quindi, le ragioni per cui la pancetta, la bistecca, la salsiccia sono gli slogan maggiormente usati dai mangiatori di carne. Sono la loro chiamata alle armi e simboleggiano la decadenza, l’ingordigia, l’egoismo e si oppongono direttamente all’altruismo e al controllo degli impulsi da parte dei vegani. Per esempio, “la pancetta” è nient’altro che una lastra di grasso. Viene ottenuta dal corpo di animali che sguazzano nella proprie feci tutto il giorno, ma che altrimenti sarebbero pulitissimi. Si pensi a cosa rappresenta la pancetta, però, in termini freudiani. C’è il simbolismo inconscio al lavoro: la pancetta rappresenta l’id.