W27444 Aqua Smalti all’acqua su masonite 70×100 cm. 4/2024

Figure archetipiche, forme formanti il reale…

La pittura è Composizione. L’artista dispone la materia secondo le proprie azioni ed invenzioni, dandole un ritmo, una texture che ne crea la struttura.

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Doriam Battaglia – in arte semplicemente Batt – è tra i maggiori esponenti di quel particolare filone creativo sviluppatosi, all’inizio degli anni ’90, intorno all’Associazione culturale Giosuè Carducci di Como.
Questo gruppo di artisti e intellettuali, guidati dai maestri Giuliano Collina e Angelo Tenchio e dallo scultore Massimo Clerici, si distingueva per una ricerca iconica e oggettuale, che tendeva a scardinare i codici linguistici precostituiti dell’arte classica.

L’opera di Batt, unica nel suo genere, si pone al confine tra varie forme espressive, attraverso la sperimentazione di linguaggi diversi e l’abbandono dell’oggetto pittorico in sé.
Per indagare l’universo della visione e della percezione, prima della comparsa della forma, analizzando i legami tra materia, vita e coscienza, esplorando la consustanzialità dell’aspetto di ogni essenza.

RI / TRATTI. Cerchi concentrici, progetto di inclusione sociale per persone senza dimora, Mostra di opere grafo-pittoriche, al Palazzo Broletto, Como, 16, 17, 18 giugno 2022

“ONE – From red to blu, from blu to red” testo di R. Borghi

11 giugno – 3 luglio 2021

Personale presso The Art Company Como (Via Borgovico 163 – Como)

Testo critico di Roberto Borghi

LA SCIENZA DELL’UNO

Tutte le avanguardie artistiche d’inizio Novecento, finanche quelle più sacrileghe, possedevano un risvolto spirituale. Spirituale ma non confessionale: un primo aspetto peculiare di quella che potremmo chiamare la spiritualità delle avanguardie sta proprio in questa distinzione. Le avanguardie hanno coltivato il rapporto con una dimensione immateriale e trascendente – o talvolta ipermateriale e immanente, ma in ogni caso totalmente altra rispetto al reale – senza mai assestarsi in una confessione, in una religione canonica. In un certo senso, anzi, hanno guardato all’arte stessa come a qualcosa di simile a una religione, come a una modalità per relazionarsi al divino. Un ulteriore aspetto di questa spiritualità consiste nella propensione a indagare la trascendenza con gli strumenti e i metodi propri della scienza: molti esponenti delle avanguardie credono addirittura nella possibilità di coniare una scienza dello spirito – una formula di Rudolf Steiner di cui ha fatto largo utilizzo Kandinsky, tra gli altri. 

La spiritualità e la scienza sono i due poli attorno a cui ruota la ricerca pittorica di  Doriam Battaglia. Certo, la tradizione spirituale alla quale si richiama è più antica di quella rappresentata dalle avanguardie artistiche del Novecento: Plotino, la Scolastica delle origini, il neoplatonismo sono alcuni dei suoi punti di riferimento. Anche certi esponenti dell’astrattismo, tuttavia, e ancor prima gli artisti simbolisti hanno coltivato un rapporto speciale con il neoplatonismo, considerato un incubatore della corrente mistica delle avanguardie. 

Il rimando al neoplatonismo, nel caso di Doriam, riguarda soprattutto la questione dell’unità primigenia di tutto ciò che esiste. All’origine dell’universo, secondo il pensiero di Plotino e le sue successive rielaborazioni a opera dei filosofi rinascimentali, sta un’entità primordiale – l’Uno a cui è dedicata la mostra presso The Art Company –, un nucleo energetico in cui si congiungono e ricapitolano tutte le cose. L’Uno rappresenta la verità sostanziale dell’essere: di conseguenza, la dualità tra materia e spirito non è che una fallace apparenza. L’Uno si manifesta in modo esemplare nella luce, elemento di mediazione tra materia e spirito: la pittura, in quanto manifestazione a propria volta della luce, può essere uno strumento di relazione con l’Uno. Questa, a grandi linee, la poetica sottesa ai dipinti in mostra.

La pittura di Doriam, però, si struttura sulla base di una scienza esatta qual è la matematica. I formati dei suoi quadri rispettano sempre i medesimi valori proporzionali tra le dimensioni delle basi e quelle delle altezze. Inoltre, nel caso delle  tele in mostra, le proporzioni scandiscono anche i rapporti tra i colori rosso e blu, secondo un percorso graduale che inizia con un dipinto realizzato con 9/10 di rosso e 1/10 di blu, giunge all’apice con un lavoro in cui i due colori sono perfettamente bilanciati e si conclude con un altro creato con 1/10 di rosso e 9/10 di blu. La matematica: una scienza tanto effettivamente esatta, quanto potenzialmente trascendente; ne era convinto anche Le Corbusier, una sorta di sommo sacerdote della spiritualità delle avanguardie, per il quale essa non era altro che «la struttura regale studiata dall’uomo per avvicinarlo alla comprensione dell’universo. La matematica afferra l’assoluto e l’infinito, il comprensibile e l’eternamente ambiguo. Ha muri sui quali si può salire e scendere senza alcun risultato; ogni tanto c’è una porta, allora si apre, si entra e ci si trova in un altro regno, il regno degli dei, il luogo che racchiude la chiave dei grandi sistemi. Queste porte sono le porte del miracolo».         

Già, ma come giungono sulla tela le differenti quantità di rosso e di blu? Nel corso della realizzazione delle sue opere, Doriam scaglia letteralmente la materia cromatica sul supporto, poi modella i singoli getti preservandoli però nella loro natura informe e nella loro parvenza fibrosa, sino a giungere a dei filamenti che ricordano le stringhe della meccanica quantistica. Quantomeno nei suoi fondamenti tecnici, questo procedimento richiama quello tipico di molta action painting, e in particolare di Jackson Pollock: un artista profondamente influenzato dalle teorie junghiane, ma soprattutto pervaso dal desiderio di evocare attraverso il suo lavoro un’energia ancestrale. La medesima energia che attraversa i dipinti di Doriam.

Roberto Borghi      

“ONE – From red to blu, from blu to red”, di Doriam Battaglia

Spesso mi chiedono: “Ma cosa rappresentano i tuoi quadri?”
Nulla o forse rappresentano il Tutto, certamente niente di specifico, ma qualcosa di non rappresentabile che è oltre il percepibile.
Potrei dire che rappresentano la vita, non in senso biologico ma filosofico, Zoé e Bios. 
Ma cos’è la vita? Nessuno, sinora, ha saputo decifrarla, non si sa da dove venga né perché esista. 
Personalmente credo nella co-essenza di tutto ciò che esiste. Materia, energia, vita e coscienza, informazione sono un’unica entità, in-creata ed eterna, in perpetua relazione tra ogni sua parte. 
La nostra visione dualistica della realtà riduce ogni cosa negli opposti, ma ciò è il frutto della nostra limitata percezione. Tra i due opposti, che in realtà sono un’unica inscindibile entità, esistono infinite gradazioni. 
Tutto è un’unica energia, vibrante e modulata su infinite frequenze. Di queste lunghezze d’onda noi percepiamo solo una piccolissima porzione, lo spettro della luce visibile che si estende tra il rosso, il colore con la frequenza più bassa, e il violetto, che possiede la frequenza più alta tra quelle percepibili dai nostri occhi. 
Per questa personale ho voluto realizzare undici tele, sette di grande formato e quattro piccole, per adattarle allo spazio espositivo. 
La sequenza delle opere inizia da una tela creata impiegando unicamente il colore rosso, con variazioni di tonalità ottenute – come per tutte le altre opere – con l’aggiunta di bianco e di nero, e idealmente finisce con quella creata impiegando unicamente il blu. Al centro della sala è collocata l’opera che rappresenta il punto d’equilibrio tra i due estremi dello spettro visibile all'occhio umano. 
L’esposizione diviene così un percorso esplorabile in due direzioni: in senso orario, dal rosso al blu, o in senso antiorario, dal blu al rosso, attraverso l’intera gamma dei viola e dell’indaco. 
Questa duplicità, esperienziale e di punto di vista, vuole fornire allo spettatore uno spunto per riflettere su l’illusorietà della realtà.

Doriam Battaglia.

CARLA TOCCHETTI, Alla scoperta dell’ anti-dripping di DORIAM BATTAGLIA, dal sito arteinstudio.com, 16 febbraio 2021

da https://arteinstudio.com/2021/02/16/alla-scoperta-dell-anti-dripping-di-doriam-battaglia/

Carla Tocchetti ha introdotto agli ospiti di ARTEINSTUDIO, costituito da appassionati dell’arte, architetti, restauratori, artisti, formatori e docenti, una originale analisi differenziale tra l’opera di Pollock e quella di Battaglia.

Si è potuto definire così per contrappunti la personalità dell’Artista comasco rispetto a quello che fu definito il più grande Artista americano del XX secolo.

Tecnica e pensiero assolutamente contrapposti: Pollock nato nel 1913, figlio del Wyoming terra di canyon, geyser, e praterie, era stato a contatto con la cultura dei nativi americani, aveva attraversato il dramma della Seconda Guerra Mondiale, partecipando ai movimenti di protesta che erano nati subito dopo la sua fine. Affascinato dalle avanguardie dell’astrattismo europeo da Mirò a Picasso, Pollock aveva proseguito nel solco di una maggiore astrazione sfociata nel celebre “dripping”, la pittura sgocciolata per terra. Scomparso in un incidente ancora giovane, la sua carriera fu in un certo senso costruita a tavolino da Peggy Guggenheim e altri critici che coniarono per lui la definizione di “action painting”.

E si dovrebbe parlare di “anti-dripping”, casomai, volendo riferirsi al processo che mette in gioco Battaglia per le opere della ultima generazione, definitivamente staccate dal figurativismo iniziale.

Formazione da intellettuale poliedrico e umanista, Battaglia studia al Politecnico di Milano laureandosi negli anni caldi della contestazione politica di cui fu partecipe e co-fondatore del Manifesto.Una continua ricerca di espressione materica e tridimensionale esplorando incisione, argilla e raku, genera in Battaglia un pensiero etico e artistico, ispirato alle culture orientali, ma totalmente originale.

Non dobbiamo dimenticare, che le radici di questo artista contemporaneo italiano, affondano in secoli di consuetudine all’Arte occidentale e alla apertura ai linguaggi del mondo: per esempio in Battaglia troviamo rimandi alle proporzioni fibonacciane nella scelta della composizione dei colori e dei formati, alle velature inventate dai Maestri rinascimentali, alla Musica barocca, come il Canone seicentesco di Pachelbel che guida il ritmo della creazione artistica (su cui torneremo).

Oggi Battaglia è artista maturo che rivendica la distanza da Pollock preferendo una analogia con il raffinato pittore-filosofo Mark Rothko: non teme di ridefinire la sua identità attraverso un suo personalissimo gesto pittorico con il termine “flung”, riferito al lancio del colore e al suo controllo sulla tela. Oggi la pittura di Battaglia è figlia di un pensiero filosofico che viene di giorno in giorno puntualizzato attraverso concetti sempre più precisi, tra questi l’idea di una con-sustanziazione che scardina la sequenzialità e la causalità dell’origine della vita, riportando il discorso della creazione ad una essenza pre-formale.

Scorrono in fretta le due ore dell’incontro di ARTEINSTUDIO, costellate di domande all’Artista, che si concede in via eccezionale persino in una piccola dimostrazione del famoso “flung”. Ci saranno altri appuntamenti, visto l’interesse e al percorso e alla originalità dell’Artista Battaglia, che inaugura le presenze comasche nella mappatura “viscontea” di Arteinstudio: potranno portare a commissioni di nuove opere o anche all’acquisizione di nuovi allievi che vogliano condividere con il Maestro la via della ricerca astrattistica.

Carla Tocchetti

Il gesto e l’anima nella poetica di Doriam Battaglia, articolo di Carla Tocchetti, pubblicato in arteinstudio.com il 27 novembre 2020


Quattro sono le nuove carte che l’artista – filosofo Doriam Battaglia ha realizzato in questo secondo lock-down come strumento attivo di valorizzazione dell’Arte Contemporanea e dello scambio tra Artisti.  Le opere sono infatti state donate a SegretaIsola, l’associazione culturale che vede Battaglia presidente, per la quarta edizione della Rassegna di Pittura dal titolo “Bellezza Fragile”. Il progetto esplora le emozioni e i sentimenti di incertezza e speranza sorti durante il duro periodo dell’emergenza sanitaria, inoltre ha finalità sociali contemplando il fund raising per un co-housing per persone anziane e fragili.

Doriam Battaglia e una sua opera dedicata al gesto artistico del “lancio di colore”.
Foto di Franco Cavalleri Comunicazione

Nelle quattro carte di Doriam Battaglia ritroviamo il gesto fertile e creativo, nel senso più pieno del termine, che è alla base della poetica di dell’Artista: egli proietta sulla superficie, con un gesto lento e deciso, guidato dal respiro e dalla sensibilità, una pioggia di colore, in cui si percepiscono filamenti tra le gocce, e qua e là addensamenti di maggiori irregolarità, come irruzioni di sostanza pura, che verrà lavorata successivamente con la spatola.

Dall’alto a sinistra, “God is God”, “God is Before all Forms”, “Voluntatem Sei”, “Dep Faitf”
acrilici su carta 70×79

La finalità di Battaglia non è riprodurre la texture di un materiale, come avveniva con tecniche simili al lancio di colore nel 1500 per simulare il finto marmo. Al centro della riflessione artistica è il gesto di un Uomo contemporaneo che compone un’opera attraverso lanci successivi di colore, espressioni di una forza intrinseca che porta in sé i germi contraddittori del controllo e dell’indefinito.

Esprimendosi con una violenza apparentemente priva di intenzione, l’ artista si fa Medium di una potenza creatrice primordiale, che raggiunge il climax nel momento in cui il colore aggredisce la tela, la aggancia come se avesse artigli o rostri, la plasma in nuova forma ricostruendola con strati di colori. E’, in fondo, un tentativo di comprendere ciò che non è apprensibile dai sensi o da ragionamento: quando abbia avuto inizio l’Ordine dal Caos, nel Primo Atto Creatore, dilemma metafisico su cui l’artista insiste attraverso l’espressione pittorica, come suggeriscono anche i titoli delle sue opere: “God is God”, “God is before all Forms” , “Voluntatem Dei” …

Doriam Battaglia con la curatrice Carla Tocchetti. Foto Franco Cavalleri Comunicazione

A chi guarda non resta che meravigliarsi sulla natura di quel farsi pittura pura, attivata dall’Anima, in un gesto che riconosciamo come anti-spontaneo: un vero e proprio magnetismo ci impone di indugiare e dedicare all’opera di Battaglia un tempo lunghissimo di osservazione, quasi al limite della contemplazione.

 “La pittura di Doriam non può essere considerata nè figurativa nè astratta,” ha commentato molto bene un’ospite che ha visitato la recente mostra nello studio di Battaglia a Como. “La prima tende a rappresentare il reale o l’immaginario, quella astratta l’assoluto. La sua, invece, si direbbe “pre-formale”, in quanto riflette l’incarnazione dell’assoluto nel reale.  Una pittura dai tratti mistici, dove il gesto chiede grandi spazi: chiede la ripetizione di sé stesso, mai uguale ma sempre imprescindibile, per creare ogni volta un’opera inedita.

Per visionare il bando del progetto “Bellezza Fragile” https://www.segretaisola.it/bellezza-fragile-bando-di-partecipazione/

Carla Tocchetti

tratto da:

DORIAM BATTAGLIA, AFTER LOCKDOWN TIME, opere realizzate durante il lockdown, personale di pittura presso l’atelier di Como, Via Palestro 13, sabato 3 ottobre 2020, orario: 16-20

Vi aspetto con piacere sabato dalle 16 nel mio nuovo atelier per mostrarvi i lavori realizzati durante il lockdown e per un brindisi di benvenuto.A causa dell’emergenza Covid è necessario prenotare la partecipazione indicando anche gli eventuali accompagnatori. Apresto.

per prenotazioni: doriam.batt@gmail.com

TESTO DI DORIAM BATTAGLIA

TESTO DI CARLA TOCCHETTI: