STATI DI COSCIENZA, Mostra personale di BATT (Doriam Battaglia), dal 9 al 26 marzo alla The Art Company – Via Borgovico 163, Como. Inaugurazione a cura di Luigi Cavadini, venerdì 6 marzo 2026, ore 17,30. Con alcune fotografie di Carlo Pozzoni

Luigi Cavadini: Doriam Battaglia. Stati di coscienza

Doriam Battaglia prosegue la sua immersione nell’universo, lo scandaglio dell’energia primaria alla base di ciò che popola il nostro mondo, ma anche il contesto del costante e incessante divenire.

Non so se nel titolo “Stati di coscienza” che l’artista propone per questa mostra sia compresa una lettura del termine “coscienza” come co-scienza cioè come scienza comune, conoscenza fatta-conosciuta-compresa insieme. Così gli “stati” diventano momenti di comprensione che si succedono nel tempo che ciascuno può (vorrei però scrivere “deve”) cercare per dare a quell’energia originaria – che non è altro che sinonimo di vita – una consistenza tale da farsi palpabile nell’esperienza di tutti i giorni.

Per non rischiare di impantanarmi in una considerazione filosofica che potrebbe perdersi nella teoria, eccomi di fronte alle opere di questa mostra. Forse più che in molti altri lavori di Battaglia qui si assiste al maturare di un dinamismo lento di quelle particelle – virtuali prima che reali, energia che si fa materia e si riproduce – che nel loro fluttuare sempre più rapido, negli incontri e negli scontri in quel vuoto che cercano di fecondare, costituiscono i fondamenti della creazione prima e delle evoluzioni che ne conseguono.

Fondamentali nella riflessione del Battaglia pittore sono i colori che fanno da substrato, quasi da luogo di coltura, per l’azione che vi si produce: le quattro situazioni ipotizzate, che operano entro le interazioni che si sviluppano nel ciclo proprio del sistema NCS (Natural Color System), tra i colori rosso, giallo verde, blu, esplicitano le variazioni delle quattro tonalità ottenibili estese per ogni gruppo a quattro saturazioni dei colori componenti.

Le atmosfere prodotte contribuiscono a generare tensioni diverse nelle scansioni delle immagini che il nostro occhio percepisce, in una sorta di provocazione che lascia al fruitore la possibilità di selezionare e catalogare lo sviluppo energetico suo proprio, in quel percorso vitale che lo ha contraddistinto su cui può tracciare il proprio futuro.

Funzionale inoltre alla comprensione delle relazioni e reciprocità tra le varie ipotesi si pone la pittoscultura Cronotopo, forma-colore dinamica costruita rigorosamente nello spazio entro cui si muove in una rotazione che è qui assiale, ma che dobbiamo immaginare rotante in tutte le direzioni, riassumendo in sé oltre a quanto già espresso anche le due dimensioni di tempo (crono) e luogo (topo) che ci inseriscono in uno spazio che va ben oltre le tre dimensioni cui ci riferiamo abitualmente.

Un’ottica che ci immerge in un mondo che ci eleva ben oltre la realtà contingente dentro un vuoto in cui la “materia” si concreta in modalità che vanno ben oltre la nostra attuale comprensione.

 

STATI DI COSCIENZA

Mostra personale di Batt (doriam battaglia)

Location: The Art Company Como – Via Borgovico 163.

Concept della mostra

La molteplicità è il gioco dellUnità.

L’universo come campo unificato di tutte le cose, dove non esiste separazione: un unico campo ininterrotto di energia che si manifesta attraverso il colore, la forma e la coscienza che le osserva.

STATI DI COSCIENZA esplora la natura non-duale della realtà, dove osservatore e osservato coincidono in un unico campo ininterrotto di energia. La mostra si fonda su una spiritualità non confessionale che riconosce l’interconnessione di tutti gli enti dell’universo all’interno di una coscienza universale.

Le opere nascono dalla comprensione che l’universo non è costituito da oggetti separati, ma da un campo dinamico di possibilità infinite: onde di probabilità che collassano per manifestare accadimenti temporanei. In questa visione, la materia rappresenta un punto di arrivo, non di partenza. La mente si manifesta per mezzo della materia, e la coscienza individuale agisce come co-creatrice attiva della struttura dell’universo.

L’arte diventa così processo e stimolo che promuove il flusso della coscienza universale. Attraverso l’effetto osservatore, che trasforma la realtà da onda di probabilità a particella di materia, l’universo si rivela simultaneamente come tela e come artista che crea bellezza e ordine. Siamo tutti connessi a un’unica sorgente, al medesimo campo energetico, soggetti al medesimo allineamento vibrazionale, vivendo un eterno presente.

Lo spazio non è vuoto ma un mare ribollente di possibilità nel quale ogni parte contiene il tutto, secondo una geometria frattale. Il sé individuale emerge come riflesso del Sé cosmico. In dialogo con il panpsichismo, la mostra propone che la coscienza non sia un epifenomeno del cervello, ma la co-creatrice stessa della realtà.

La mia arte pre-formale, che lascia ampio spazio alla casualità, vuole trascendere la visione locale, spazio-temporale della realtà, per offrire una comprensione della totalità e dell’unità delluniverso. Indaga inoltre il rapporto tra necessità e casualità. La casualità emerge allinterno della necessità (le leggi che governano attualmente il nostro universo). Come in una partita scacchi esisto unenorme possibilità di mosse ma tutte devono essere comprese nelle regole che governano il gioco. Così la casualità delle forme generate dal lancio della vernice subisce i limiti delle leggi fisiche.

Siamo sempre più consapevoli dellincompletezza della nostra conoscenza e del fatto che non arriveremo mai a comprendere totalmente la realtà di cui facciamo parte come osservatori/attori.

Descrizione delle opere

La mostra è costituita da 16 opere pittoriche e un’opera pitto-scultorea.

Opere pittoriche

Le sedici opere pittoriche hanno dimensioni di 54×48x2 cm, ciascuna inserita in una cornice a cassetta americana di legno naturale di tiglio con dimensioni 57×51×3 cm.

Le opere sono organizzate in quattro gruppi di tonalità differenti, suddiviso a sua volta in quattro diverse saturazioni. Ogni gruppo sviluppa uno dei quattro colori fondamentali del sistema NCS (Natural Color System):

  • RY (rosso-giallo)

  • YG (giallo-verde)

  • GB (verde-blu)

  • BR (blu-rosso)

Opera pitto-scultorea

Titolo Cronotopo

L’opera pitto-scultorea è costituita da una struttura para-tetraedrica le cui quattro facce sono state implose, realizzando un elemento quadridimensionale dotato di dodici facce semicircolari. Ogni faccia è costituita da uno spicchio di cerchio di raggio 60 cm con un angolo di 109,47° (l’angolo tetraedrico perfetto). Lopera riprende la struttura della molecola organica dellidrocarburo più semplice, quella del Metano (CH4) con il cento occupato dal carbonio e i quattro atomi di idrogeno equidistanti traforo ed il centro, con angolo di legame di 109,47°. Una struttura quadridimensionale alla quale ho dato il nomadi Esatelio (Esa da sei, telo: scopo, fine e elio sole). Ogni settore dellEsatelio é collegato idealmente anche con le quattro basi azotate del DNA (Adelina, Timina, Guanina e Citosina), da qui nasce tutta la vita organica di questo pianeta.

Sei raggi che di protendono verso linfinito, generando coordinate sferiche. Per definire lEsatelio é sufficiente fornire ununica dimensione come per i solidi regolari.

I tre spicchi che costituiscono ognuna delle quattro superfici del tetraedro originario presentano uno dei quattro colori fondamentali. Questa scultura rappresenta le spazio direzioni dello spazio senza privilegiarne alcuna, Per accrescere tale concetto la struttura ruota su se stessa appesa con cavi in acciaio. Eil Vuoto e la sua fluttuazione che dà origine a ogni forma. È la manifestazione tridimensionale di una geometria che trascende le nostre coordinate spazio-temporali abituali, simbolo della realtà ultima che sottende il mondo fenomenico. LEsatelio potremmo paragonarlo al Monolite che appare nel film di Kubrich 2001 Odissea nello spazio, il suo compito é quello di modificare le coscienze.

Note tecniche per l’allestimento

  • Opere pittoriche: 16

  • Formato opere pittoriche: 54×48x2 cm, (57×51×3 cm. con cornice)

  • Opera pitto-scultorea: 1 (struttura tetraedrica implosa, 12 facce, spicchi di raggio 60 cm) Inscritta in una sfera di 120 cm. di diametro sospesa al soffitto per mezzo di un cavo di acciaio. Peso totale 10 Kg. circa.

  • Sistema cromatico: NCS (Natural Color System)

  • Disposizione suggerita: i quattro gruppi cromatici possono essere organizzati in sequenza o in dialogo spaziale secondo la configurazione della galleria.

Note:

Opere con una visione Biocentrica e non antropocentrica.

Pittura pura generata dal Vuoto, dal Tempo, dallo Spazio, dalla Gravità e dalla Coscienza.

BATT (doriam battaglia)

Doriam Battaglia, Gravitazione quantistica, alla BAG – Bocconi Art Gallery 2025

Visite guidate gratuite il 2 ottobre 2025, dalle ore 16, negli edifici dell’università milanese per l’inaugurazione della dodicesima edizione di BAG – Bocconi Art Gallery, con un percorso espositivo che intreccia 138 opere di 75 artisti.

Il sole 24 ore inserisce un’opera di Doriam Battaglia nell’articolo pubblicato il 29 settembre su il Sole 24 Ore:

https://www.ilsole24ore.com/art/la-bocconi-si-trasforma-galleria-d-arte-AHIaZ9tC

vai al file in formato pdf con le immagini della mostra:

vai al sito della BAG Bocconi Art Gallery: https://www.unibocconi.it/it/eventi/bag-bocconi-art-gallery-0

Doriam Battaglia Batt, Nous – Nous: la Vita è l’Arte, l’Arte è la Vita, mostra a cura di Luigi Cavadini, alla Banca Generali Private, Como, Lungo Lario Trento , 9. Dal 20 gennaio al 28 febbraio 2025

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guarda il file in formato pdf:

clicca sulla prima immagine per vedere le 52 pagine in sequenza:


Doriam Battaglia: All’interno del BAG, oggi sono state installate due mie opere nel Campus metropolitano di Bocconi SDA, nella nuova sede di Via Roberto Sarfatti 10, spazi comuni al piano -1, maggio-giugno 2025

“L’arte contemporanea, anche dove non la si comprenda appieno, è arricchimento e apertura della mente, innesca domande e suggestioni che trapelano dai racconti visivi in cui essa si esprime, che siano tele, installazioni, sculture o fotografia.

Per questo Bocconi ha scelto di investire con costanza nel progetto BAG – Bocconi Art Gallery, coinvolgendo sempre nuovi artisti di livello internazionale e intrecciando collaborazioni con importanti gallerie italiane e straniere.”

All’interno del BAG, oggi sono state installate due mie opere nel Campus metropolitano di Bocconi SDA nella nuova sede di Via Roberto Sarfatti 10, spazi comuni al piano -1. Edificio progettato dalla studio SANAA (Arch. Kazuyo Sejima e Arch. Ryue Nishzawa), insediamento urbano di alta sostenibilità ambientale.

Opere:

W200521 abc “Energia del vuoto” trittico. Smalti sintetici all’acqua su tela. Dim. 216×384 (96+192+96 cm.) Anno 2020.

W27793 ac “Gravitazione quantistica” dittico. Smalti sintetici all’acqua su tela. Dim. 216×192 (96+96 cm.) Anno 2020 – 2025

Doriam Battaglia: “Belle cornici per i miei piccoli frammenti!…”

Incontro con l’artista DORIAM BATTAGLIA, curatore della Mostta Nous – Nous, alla Banca Generali Private, Lungolago Trento, 9, Como, il 14 febbraio 2025, ore 17

Doriam Battaglia, DALLA MATERIA ALLA FORMA, Mostra dal 21 giugno al 17 luglio 2024, alla CUVEE, Via Marco Polo, 6, Milano. Con testi di Doriam Battaglia e di Vincenzo Guarracino e fotografie di Carlo Pozzoni

DALLA MATERIA ALLA FORMA

testo di Doriam Battaglia

Un paysage quelconque est un état de l’âme”, un qualsiasi paesaggio è uno stato d’animo.

Journal intime del filosofo e poeta Henri Frédéric Amiel

Le opere di questa mostra sono paesaggi pre-formali dell’Universo risalenti a13,8 miliardi di anni fa quando l’Universo si è formato.

Paesaggi da guardare con un’attitudine mentale ed etica particolare, da leggersi in chiave metaforica. Oltre ciò che mostrano, oltre ciò che sono, stati d’animo, finestre su un mondo sconosciuto e inconoscibile. Opere che provocando, e non di rado esasperando il colore, quasi a voler riprodurre attraverso la studiata casualità delle loro dinamiche compositive l’evento di una nascita e l’affermarsi ed evolversi della stessa esistenza”. (V. Guarracino)

Queste opere vorrebbero suscitare uno stato d’animo, un clima psichico nell’osservatore che lo riconduca all’unita, a quell’Uno che tutto comprende e nulla esclude., a quella fratellanza cosmica di cui cantava già San Francesco.

Il Vuoto é forma e la forma é vuoto” recita il Sutra del Cuore, un vuoto che non è il Nulla nichilista, ma il pieno di ogni possibile essenza.

Veniamo dalle stelle e alle stelle torneremo. Tutto è unità e l’Uno è tutto ciò che esiste. Nel mio lavoro parto dal concetto di “Consustanzialità” ove materia, energia, forma, spirito, Vita e coscienza coesistono senza alcuna possibilità di separazione. Ma nel mondo attuale vediamo tante separazioni, conflitti, guerre e competizioni cruente. L’umanità è scivolata sempre più da una visione bio-centrica, quella della Grecia ad esempio, ove ciò che conta è la Vita, ad una antropocentrica ove conta solo l’uomo e i suoi interessi immediati. Da quando l’antropocentrismo è divenuto l’atteggiamento prevalente, promosso soprattutto dalla cultura giudaico-cristiana, che pone l’essere umano al centro come dominatore del creato, si è fatta strada una sempre più marcata differenziazione tra l’umano e ciò che umano non è. Da una visione collettiva ad una sempre più individualista, da un atteggiamento collaborativo ad uno fortemente egoistico. Non possiamo vivere da soli, abbiamo tutti bisogno degli altri, di ogni essere, siamo tutti connessi. Il comportamento antropocentrico ci sta portando a un punto di non ritorno. Cambiamenti climatici, inquinamento di terra, acqua e aria, pandemie, guerre che distruggono l’ambiente, flussi migratori sempre più inarrestabili per fuggire dalla guerra e dalla siccità che rendono inospitali larghe zone del pianeta, iniqua distribuzione delle risorse materiali e culturali.

In questa situazione complessa anche l’Arte deve fare la sua parte risvegliando le coscienze assopite da una cultura dominante miope, di corto respiro, riportando al centro del proprio agire la tutela della Vita in tutte le sue molteplici forme. E’ un atteggiamento irresponsabile pensare di dominare la Natura invece di armonizzarsi ad essa, rispettandola.

L’uomo si illude di trovare la libertà e la felicità e nel possedere egoistico, ma la felicità si può trovare solo nella condivisione e nella partecipazione al bene comune. Compito della scienza è ampliare la conoscenza, missione dell’arte è accrescere la coscienza collettiva. Una scienza senza etica, asservita a potere dominante, è estremamente pericolosa.

Noi esseri umani siamo destinati ad avere coscienza del mondo e di noi stessi, e per quello che ne sappiamo, rappresentiamo l’apice di essa in questo Universo.

Con la nostra estinzione anche la coscienza dell’Universo si azzera. In un futuro lontano anche l’Universo si esaurirà, mai il tempo è ciclico e altri infiniti universi sorgeranno dopo il nostro, come probabilmente è già accaduto prima del nostro.

Abbiamo questa grande responsabilità; mantenerci in vita per testimoniare l’esistenza dell’Essere. Per continuare a esistere come specie umana dobbiamo conservare in buona salute l’intera biosfera. Per fare ciò dobbiamo mettere in atto comportamenti responsabili, riducendo i consumi e ridistribuendo in modo equo le risorse rinnovabili della Terra. L’Arte deve sostenerci in questo proposito.


 

Testo di Vincenzo Guarracino, letterato e poeta: 

Rerum natura, hoc est vita, narratur

(«Descrivo la natura, cioè la vita»)

 PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia, praef.13

C’è nel monumentale Journal intime del filosofo e poeta Henri Frédéric Amiel una frase, dedicata al valore del paesaggio, che sembra condensare la poetica che racchiude e tiene insieme il senso della panoplia di immagini che scorre come in un film sotto i nostri occhi: Un paysage quelconque est un état de l’âme, un qualsiasi paesaggio è uno stato danimo.

Come dire che ciò che si vede, più che di una cifra oggettiva sua propria, ossia di sue specifiche caratteristiche e qualità, è dotato di maggiore o minore gradevolezza a seconda dello stato danimo, del clima psichicoper così dire, con cui chi lo osserva lo percepisce e, per quanto riguarda l’artista, lo rappresenta. 

In altri termini, un paesaggio, ogni paesaggio, è inquadrabile allinterno delle coordinate di un momento specifico, che possono essere tormentate e complesse o serene e gratificanti, che sono immagini di uno stato danimo:  

teatro ed ostensione, quasi liturgica, soltanto di se stessi e paesaggi di unattitudine mentale e morale tutta particolare, da leggersi in chiave metaforica. Oltre ciò che mostrano, oltre ciò che sono, Stati danimo, Finestre su un mondo sconosciuto e inconoscibile. 

Paesaggiche vivono del loro stesso respiro, della natura delle nubi e delle brume, delle esalazioni della terra e del cielo, di albe e tramonti trasfigurati, in momenti particolari, zenitali dellanimo: ambiscono, come finestre”,  di essere varchi da cui il groviglio del segno si protende alla furiosa ricerca della luce verso immagini impensate, verso epifanie di senso nellocchio incantato dello spettatore, paesaggiche si aprono come reperti emozionali generati da unimprovvisa colatura di colore, dalla folgore di un segno che attraversa la campitura del quadro, squarciando il tutto dellopera, per dipanarsi in contesti di essenziale tensione della forma. 

Certo, resistono, come si diceva, il colore e il gesto: meglio, il colore, un colore-spazio-segno, che guida la mano imprimendo allinsieme velocità a tratti vorticose, tanto da sfidare le leggi stesse della stabilità e della coerenza del supporto (tela, carta, legno), per reclamare con la sua lievitante e debordante sostanza spazi contigui e successivi avvitandosi e allungandosi in strie, girandole e spirali. Forme cromatiche in espansione, anfratti e arcobaleni di un pensiero senza memoria che si svolge e avvolge prima di ritornare su stesso per impennarsi, meraviglioso e meravigliato, inseguendo un progetto e un sogno che si ripete allinfinito e che i titoli allusivamente si incaricano di lasciar intuire e rilanciare. 

Come definirle altrimenti se non storie di segni, “capricci” di linee e sintagmi cromatici governa­ti, sotto il segno del comune denominatore della Meraviglia, da una furiosa ricerca della luce, dall’ansia della salvezza di un varco, imprigionati e costretti come sono nei muri spessi del labi­rinto di un’opprimente condizione esistenziale, lasciando solo a tratti affiorare lacerti e fantasmi di presenze, oggettuali o umane? 

Storie e fonemi di pittura, dunque, che parlano soltanto di se stesse, perfettamente autoreferenziali e incuranti per lo più di qualsivoglia obbligo realistico e mimetico, come dimostra anche l’estrema parsimonia di indicazioni.

Microcosmi strutturali di un’assoluta necessità di espressione, vivono, nel tempo della loro scrittura, come gesti e alfabeti interferiti da continue distrazioni e insorgenze emozionali, che impongono al segno sulla minima scena del quadro continue contrazioni o dilatazioni, in un movimento di diastole-sistole del pensiero (viene in mente un aforisma di Paul Valéry, “Pensare è perdere il filo”), provocando e non di rado esasperando il colore, quasi a voler riprodurre attraverso la studiata casualità delle loro dinamiche compositive l’evento di una nascita e l’affermarsi ed evolversi della stessa esistenza.

Ecco, a ben vedere, è proprio questo l’elemento dominante e unificante di queste opere, pur nel necessario cambia­mento di situazioni e intenzioni, l’attenzione cioè al processo dell’apparire ed affermarsi dell'”immagine”, al lucreziano clina­men del suo nascere e accamparsi sulla superficie del supporto (tela, carta, legno), facendo sì che un’idea attraverso la tecnica diventi manifestazione sensibile di un’essenziale verità e cifra di una accettazione delle intrinseche leggi della materia.

MIRABILIA, l’arte di vivere il bello, mostra pittorica, allo Spazio Natta (Via Natta, 18, Como), venerdì/sabato/domenica dal 5 al 20 Luglio 2024. Inaugurazione: 5 luglio, ore 17,30. Martina Villa presenterà la mostra il 7 luglio al Castel Baradello, mentre Vincenzo Guarracino presenterà la mostra allo Spazio Natta il 5 Luglio.

Saper scorgere i “Mirabilia” nel mondo moderno

a cura di Martina Villa

Saper scorgere e ritrovare i “Mirabilia” anche nel mondo moderno. Questo, credo, l’arduo ma importante compito dell’arte contemporanea.
Plinio il Vecchio, all’interno della Naturalis Historia, si sofferma a lungo sul concetto di
“Mirabilia”: oggetti spesso insoliti, di piccole dimensioni, capaci di contenere in sé bellezza, stupore e, al tempo stesso, mistero e disorientamento. Per l’autore latino, originario di Como, il mondo naturale è il luogo prediletto in cui i “Mirabilia” si celano. Esso costituisce uno dei primi specchi in cui l’essere umano può riflettersi, attraverso una costante ricerca di sé stesso e dell’altro, riscoprendosi nella sua unicità, nei suoi particolari e, anche, nelle sue stranezze.
Spesso spinti da una necessità interiore, gli artisti sanno che la meraviglia si nasconde nelle profondità dell’ignoto. Ognuno guarda con occhi diversi la realtà circostante e la interpreta secondo ciò che prova dentro di sé.
La volontà di soffermarsi e arrivare al fondo delle cose è un atteggiamento che oggi viene spesso trascurato. La velocità della vita moderna porta a vivere frettolosamente e superficialmente ciò che ci circonda. Tutto appare uguale agli occhi di chi guarda senza vedere davvero.
In questa mostra, invece, si avrà la riprova di come la meraviglia si celi nelle piccole cose che restano nascoste ai rapidi sguardi: un fiore, un’alga, un pesce, una nuvola, un gesto, un colore, una sfumatura.
Plinio sapeva tutto questo e l’arte può ricordarlo anche a noi.

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PER I PAESAGGI DI MIRABILIA

Rerum natura, hoc est vita, narratur

(«Descrivo la natura, cioè la vita»)

 PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia, praef.13

C’è nel monumentale Journal intime del filosofo e poeta Henri Frédéric Amiel una frase, dedicata al valore del paesaggio, che sembra condensare la poetica che racchiude e tiene insieme il senso della panoplia di immagini che scorre come in un film sotto i nostri occhi: “Un paysage quelconque est un état de l’âme”, un qualsiasi paesaggio è uno stato d’animo.

Come dire che ciò che si vede, più che di una cifra oggettiva sua propria, ossia di sue specifiche caratteristiche e qualità, è dotato di maggiore o minore gradevolezza a seconda dello stato d’animo, del “clima psichico” per così dire, con cui chi lo osserva lo percepisce e, per quanto riguarda l’artista, lo rappresenta.

In altri termini, un paesaggio, ogni paesaggio, è inquadrabile all’interno delle coordinate di un momento specifico, che possono essere tormentate e complesse o serene e gratificanti, che sono immagini di uno stato d’animo:  

teatro ed ostensione, quasi liturgica, soltanto di se stessi e paesaggi di un’attitudine mentale e morale tutta particolare, da leggersi in chiave metaforica. Oltre ciò che mostrano, oltre ciò che sono, Stati d’animo, Finestre su un mondo sconosciuto e inconoscibile.

“Paesaggi” che vivono del loro stesso respiro, della natura delle nubi e delle brume, delle esalazioni della terra e del cielo, di albe e tramonti trasfigurati, in momenti particolari, zenitali dell’animo: ambiscono, come “finestre”,  di essere varchi da cui il groviglio del segno si protende alla furiosa ricerca della luce verso immagini impensate, verso epifanie di senso nell’occhio incantato dello spettatore, “paesaggi” che si aprono come reperti emozionali generati da un’improvvisa colatura di colore, dalla folgore di un segno che attraversa la campitura del quadro, squarciando il tutto dell’opera, per dipanarsi in contesti di essenziale tensione della forma.

Certo, resistono, come si diceva, il colore e il gesto: meglio, il colore, un colore-spazio-segno, che guida la mano imprimendo all’insieme velocità a tratti vorticose, tanto da sfidare le leggi stesse della stabilità e della coerenza del supporto (tela, carta, legno), per reclamare con la sua lievitante e debordante sostanza spazi contigui e successivi avvitandosi e allungandosi in strie, girandole e spirali. Forme cromatiche in espansione, anfratti e arcobaleni di un pensiero senza memoria che si svolge e avvolge prima di ritornare su stesso per impennarsi, meraviglioso e meravigliato, inseguendo un progetto e un sogno che si ripete all’infinito e che i titoli allusivamente si incaricano di lasciar intuire e rilanciare.

Come definirle altrimenti se non storie di segni, “capricci” di linee e sintagmi cromatici governa­ti, sotto il segno del comune denominatore della “Meraviglia”, da una furiosa ricerca della luce, dall’ansia della salvezza di un varco, imprigionati e costretti come sono nei muri spessi del labi­rinto di un’opprimente condizione esistenziale, lasciando solo a tratti affiorare lacerti e fantasmi di presenze, oggettuali o umane?

Storie e fonemi di pittura, dunque, che parlano soltanto di se stesse, perfettamente autoreferenziali e incuranti per lo più di qualsivoglia obbligo realistico e mimetico, come dimostra anche l’estrema parsimonia di indicazioni.

Microcosmi strutturali di un’assoluta necessità di espressione, vivono, nel tempo della loro scrittura, come gesti e alfabeti interferiti da continue distrazioni e insorgenze emozionali, che impongono al segno sulla minima scena del quadro continue contrazioni o dilatazioni, in un movimento di diastole-sistole del pensiero (viene in mente un aforisma di Paul Valéry, “Pensare è perdere il filo”), provocando e non di rado esasperando il colore, quasi a voler riprodurre attraverso la studiata casualità delle loro dinamiche compositive l’evento di una nascita e l’affermarsi ed evolversi della stessa esistenza.

Ecco, a ben vedere, è proprio questo l’elemento dominante e unificante di queste opere, pur nel necessario cambia­mento di situazioni e intenzioni, l’attenzione cioè al processo dell’apparire ed affermarsi dell'”immagine”, al lucreziano clina­men del suo nascere e accamparsi sulla superficie del supporto (tela, carta, legno), facendo sì che un’idea attraverso la tecnica diventi manifestazione sensibile di un’essenziale verità e cifra di una accettazione delle intrinseche leggi della materia.

VINCENZO GUARRACINO

RI / TRATTI. Cerchi concentrici, progetto di inclusione sociale per persone senza dimora, Mostra di opere grafo-pittoriche, al Palazzo Broletto, Como, 16, 17, 18 giugno 2022

CARLA TOCCHETTI, Alla scoperta dell’ anti-dripping di DORIAM BATTAGLIA, dal sito arteinstudio.com, 16 febbraio 2021

da https://arteinstudio.com/2021/02/16/alla-scoperta-dell-anti-dripping-di-doriam-battaglia/

Carla Tocchetti ha introdotto agli ospiti di ARTEINSTUDIO, costituito da appassionati dell’arte, architetti, restauratori, artisti, formatori e docenti, una originale analisi differenziale tra l’opera di Pollock e quella di Battaglia.

Si è potuto definire così per contrappunti la personalità dell’Artista comasco rispetto a quello che fu definito il più grande Artista americano del XX secolo.

Tecnica e pensiero assolutamente contrapposti: Pollock nato nel 1913, figlio del Wyoming terra di canyon, geyser, e praterie, era stato a contatto con la cultura dei nativi americani, aveva attraversato il dramma della Seconda Guerra Mondiale, partecipando ai movimenti di protesta che erano nati subito dopo la sua fine. Affascinato dalle avanguardie dell’astrattismo europeo da Mirò a Picasso, Pollock aveva proseguito nel solco di una maggiore astrazione sfociata nel celebre “dripping”, la pittura sgocciolata per terra. Scomparso in un incidente ancora giovane, la sua carriera fu in un certo senso costruita a tavolino da Peggy Guggenheim e altri critici che coniarono per lui la definizione di “action painting”.

E si dovrebbe parlare di “anti-dripping”, casomai, volendo riferirsi al processo che mette in gioco Battaglia per le opere della ultima generazione, definitivamente staccate dal figurativismo iniziale.

Formazione da intellettuale poliedrico e umanista, Battaglia studia al Politecnico di Milano laureandosi negli anni caldi della contestazione politica di cui fu partecipe e co-fondatore del Manifesto.Una continua ricerca di espressione materica e tridimensionale esplorando incisione, argilla e raku, genera in Battaglia un pensiero etico e artistico, ispirato alle culture orientali, ma totalmente originale.

Non dobbiamo dimenticare, che le radici di questo artista contemporaneo italiano, affondano in secoli di consuetudine all’Arte occidentale e alla apertura ai linguaggi del mondo: per esempio in Battaglia troviamo rimandi alle proporzioni fibonacciane nella scelta della composizione dei colori e dei formati, alle velature inventate dai Maestri rinascimentali, alla Musica barocca, come il Canone seicentesco di Pachelbel che guida il ritmo della creazione artistica (su cui torneremo).

Oggi Battaglia è artista maturo che rivendica la distanza da Pollock preferendo una analogia con il raffinato pittore-filosofo Mark Rothko: non teme di ridefinire la sua identità attraverso un suo personalissimo gesto pittorico con il termine “flung”, riferito al lancio del colore e al suo controllo sulla tela. Oggi la pittura di Battaglia è figlia di un pensiero filosofico che viene di giorno in giorno puntualizzato attraverso concetti sempre più precisi, tra questi l’idea di una con-sustanziazione che scardina la sequenzialità e la causalità dell’origine della vita, riportando il discorso della creazione ad una essenza pre-formale.

Scorrono in fretta le due ore dell’incontro di ARTEINSTUDIO, costellate di domande all’Artista, che si concede in via eccezionale persino in una piccola dimostrazione del famoso “flung”. Ci saranno altri appuntamenti, visto l’interesse e al percorso e alla originalità dell’Artista Battaglia, che inaugura le presenze comasche nella mappatura “viscontea” di Arteinstudio: potranno portare a commissioni di nuove opere o anche all’acquisizione di nuovi allievi che vogliano condividere con il Maestro la via della ricerca astrattistica.

Carla Tocchetti