Nataliya Teslenko “La città come una donna”

Mostra curata da Doriam Battaglia

La Mostra resterà aperta sino al 1 Ottobre 2017 – mar-sab 10-13|17-19

Nataliya Teslenko

“L’inizio di ogni arte è l’amore. Il valore e la portata di ogni arte saranno decisi innanzi tutto dalla capacità d’amore dell’artista.”

Hermann Hesse, Letture da un minuto, aforisma n. 380

Due parole sul titolo. Perché “La città come una donna”?

Quando Nataliya mi ha suggerito il titolo della mostra ho subito chiesto di chiarirmene il significato.

Così l’artista mi ha esposto la propria visione della città: una duplice figura, raffigurata da una parte come una donna affascinante, seducente, che sfoggia i propri gioielli – i monumenti e le bellezze naturali – e dall’altra come una madre, accogliente, protettiva, sempre disponibile ad aiutare ai propri figli.

 

Se dovessi definire con un sol termine Nataliya la definirei un’eclettica, nell’ambito delle  arti come nella vita, per la sua capacità di saper scegliere tra diverse dottrine ciò che le è affine e la sua maestria di armonizzarlo in una nuova sintesi.

Per gli oppositori dell’eclettismo questo metodo costituisce una acritica e incoerente mescolanza di elementi teorici e figurativi di provenienza diversa e talvolta contraddittori, ma lo stile di Nataliya è qualcosa di ben diverso dal sincretismo nel suo significato più negativo.

Nata a Kushka in Turkmenistan sul confine con l’Afghanistan, di nazionalità Ucraina. Il padre era un medico colonnello dell’esercito ucraino, la madre è un ingegnere meccanico. Vede la luce il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, anche se poi sarà registrata il primo di gennaio. Un Capricorno dunque e come tutti i nati sotto questo glifo è una grande diplomatica.

Fin da bambina ha viaggiato molto seguendo gli spostamenti del padre, dall’Ucraina al Turkmenistan poi alla Mongolia. Nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1991 la dissoluzione dell’Unione Sovietica, nel 1992 finalmente l’Ucraina raggiunge l’indipendenza. Nel 1994 muore il padre per un attacco cardiaco. A 19 anni viene in Italia, a Napoli, ove si è fermata per cinque anni imparando perfettamente l’italiano (non è facile imparare l’italiano a Napoli!). Qui fa esperienze di fitodesign, Ikebana e web design.

Ritornata in Ucraina per completare i suoi studi, si laureata nel 2003 in Diritto internazionale (Indirizzo scienze diplomatiche) presso l’Università Internazionale di Kiev, Kyiv. Recentemente ha lavorato come responsabile delle vendite presso la Galleria d’arte e di antiquariato Robertaebasta di Milano.

Precedentemente si era occupata come Marketing Specialist, direttore relazioni estere delle riviste “Decor” e “Object” presso AT Media, Kyiv, Ucraina (Casa editrice di riviste specializzate nel settore dell’arredamento e del design).

Nel campo dell’arte e della pittura Nataliya si definisce totalmente autodidatta non avendo mai frequentato scuole o corsi specialistici. Questa condizione le ha conferito una grande libertà nell’affrontare il contatto con la tela che, unita alla sua innata curiosità anche per le tecniche pittoriche e alle sue doti di Web navigator, le hanno permesso di apprendere con immediatezza tutti i trucchi del mestiere.

Nell’ottobre del 2016 ha tenuto una sua prima bi-personale presso l’enoteca Sikania di Milano “In Art Hour” con l’artista Filippo Fornari.

 

Molto responsabile e desiderosa di raggiungere gli obbiettivi che via via si pone nella vita, grazie alla sua perseveranza sa tenere fede ai suoi propositi, aiutata dalla pazienza, dall’assenza di impulsività, dal suo orgoglio e dalle doti introspettive. Una volta raggiunto un traguardo se ne pone immediatmente un altro più lontano. La sua tenacia, quasi testardaggine, le dà la forza fisica e psichica per superare ogni difficoltà.

Nell’ultimo periodo, sfruttando le sue doti sartoriali ed eclettiche, Nataliya si è dedicata a realizzare opere con una tecnica mista inconsueta consistente nel ritagliare e applicare frammenti di stoffe provenienti dalle tintostamperie e tessiture lariane su fondi dipinti ad acrilico e con finitura in resina bicomponente lucida. Anche nell’uso delle resine sintetiche ha raggiunto una certa dimestichezza.

 

Vedendo le ultime opere di Nataliya mi è tornata alla mente l’opera di Henry Matisse, i suoi “papiers gouaches découpés” che furono da lui adottati negli anni quaranta, quando, malato, non poteva più dipingere utilizzando i pennelli e così si inventò un modo per “dipingere con le forbici” creando questa nuova tecnica.

“La carta ritagliata mi permette di disegnare nel colore. Si tratta per me di una semplificazione. Invece di disegnare il contorno e di inserirvi il colore, uno che modifica l’altro, io disegno direttamente nel colore, tanto più calibrato in quanto non trasposto”. (Tratto da “Matisse genesi – I papiers gouachés découpés” – Jaka Book).

 

Anche Nataliya come Matisse lavora con forme essenziali, semplificate, ritagliate però nella stoffa, cercando contrasti cromatici e ricercando un equilibrio compositivo tra le forme e le textures del supporto tessile. Nel suo caso sarebbe meglio parlare di “Tissus gouaches dècoupès” poiché una parte del materiale tessile viene elaborato con la sovrapposizione del colore e di segni grafici, per un’altra parte vengono sfruttate le textures originarie orientandole nello spazio secondo le necessità compositive dell’opera.

Qui si rivela un’altra dote di Nataliya, quella della sartorialità, sua altra grande passione. In questa metodologia di intervento artistico, che oltre a costituire una novità tecnica, che implica oltre alla maestria nell’uso del pennello anche quella nell’uso delle forbici, sperimenta nella composizione una particolare attenzione alla scelta della forme, dei colori e in special modo della relazione tra di esse.

Riferendoci ora al titolo della mostra comprendiamo meglio perché nei suoi ultimi lavori, dedicati ai paesaggi lariani, utilizza spesso frammenti tessili di abiti femminili.

 

Nella pittura di Nataliya c’è una ricerca costante di equivalenza sostanziale tra le forme grafiche da lei proposte e quelle della struttura reale delle cose, anche se trasfigurate dalle trame della materia utilizzata.

Per i suoi ultimi lavori predilige la forma circolare dei supporti, pannelli lignei di grandi dimensioni. Già in precedenza aveva adottato tale forma in alcune delle sue opere sia astratte sia figurative ma con dimensioni minori. Forse l’opera circolare più famosa nella storia dell’arte è il Tondo Doni realizzato da Michelangelo all’inizio del ‘500 per Agnolo Doni. La forma circolare permette a Nataliya di focalizzare, quasi fosse una lente d’ingrandimento, l’attenzione su un particolare del paesaggio o della realtà che la circonda. Il tondo, a parità di perimetro, è la forma che presenta la maggiore superficie pittorica, inoltre rispetto alle forme rettangolari, ha la caratteristica di ampliare maggiormente lo sguardo immaginifico su ciò che nell’opera non è detto.

 

Nella Teslenko vi è anche la volontà di denunciare, di non tacere, di gridare, attraverso l’arte, quanto sia insensato e puerile l’atteggiamento dell’essere umano accecato dal potere e dal profitto.

Un esempio ne è il colorato e iconico personaggio che anima l’opera “Déjà vu” denunciante l’occupazione della Crimea da parte della Russia come una violazione verso la sovranità dell’Ucraina. Nell’opera un orsacchiotto con un sorriso sornione, quasi un ghigno, imbraccia un Kalashnikov AK-47 marchio del potere militare russo. Sullo sfondo il blu e il giallo della bandiera Ucraina nella quale sono inserite rispettivamente le sagome di aerei e carri armati simboli dell’invasione. La cintura dell’orso rammenta le Olimpiadi invernali del 2014 svoltesi in Russia. Nello stesso anno la Russia invadeva l’Ucraina. Immagine forte ed ironica che svela i molti e reiterati vizi della nostra società basata ancora sulla violenza del più forte.

I temi affrontati dalla nostra pittrice e presentati nell’attuale mostra riguardano in primo luogo il territorio lariano, i suoi monumenti e il suo lago (Como, Cernobbio, Brunate, Bellagio, Mezzegra, il Ghisallo, ecc.) poi il ritratto, la botanica e la zoologia (soprattutto i pesci che ha imparato ad osservare nelle pescherie di Napoli), le rappresentazioni fantastiche e non ultima la pittura astratta. In alcuni suoi quadri si sente l’influsso del costruttivismo russo oltre alla netta predilezione per la grafica. In molte opere i temi si mescolano o sovrappongono facendo sì che opere, apparentemente astratte, ad una più attenta osservazione presentano parti fitomorfe e/o zoomorfe, paesaggi con l’inserimento di parti grafiche o con la presenza di grafie. I colori, sempre molto vividi e giustapposti, creano effetti prospettici di profondità e apertura.

Esprime anche nell’arte il forte legame affettivo con la figlia: il volto o la silhouette di Lavigna emergono ovunque nelle sue opere.

Recentemente si è aggiudicara il secondo premio nella 43° edizione del “Trofeo Vicolo Poldo” di Schignano (CO) con l’opera “Belvedere Romeo”, raffigurante la vista dal belvedere posto nei pressi del Santuario della Madonna del Ghisallo. Interessante opera che miscela pittura con colori fluorescenti e grafica serpeggiante.

“Alla fine il giudizio umano ha sempre la meglio su quello estetico. Perché noi non perdoniamo facilmente al talento che fa cattivo uso di sé, ma perdoniamo all’opera umanamente valida molti palesi errori di forma”.

Hermann Hesse, Letture da un minuto, aforisma n. 482.

 

 

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