Una “critica” sotto forma di lettera. Roberto Borghi

Caro Doriam,

so che le tue opere si reggono su di un presupposto teorico, immagino che questa premessa riguardi la tua esistenza ancor prima che il tuo lavoro, intuisco di quale natura essa sia, a quale orizzonte filosofico appartenga. In un certo senso credo si inscriva in quella “spiritualità delle avanguardie” a cui ho dedicato il mio recente libro, cioè in una visione della realtà nella quale hanno un ruolo determinante i simboli, e in cui l’arte, la modalità di “fare arte” propria della cultura occidentale, si contamina con il pensiero orientale. Potrei probabilmente aggiungere molte altro a queste osservazioni, per esempio potrei tentare di inoltrarmi nei fondamenti storici di questa spiritualità, e verificare in che modo il tuo lavoro vi si inserisce. Oppure potrei approfondire i riferimenti artistici delle tue opere, individuare precursori e antecedenti del tuo lavoro e capire in che misura e in quale modo, attraverso di esso, hai dato loro continuità. Potrei, ma non lo farei, per il semplice fatto che potresti farlo anche tu, e meglio di me. Percepisco infatti che la tua è un’arte colta e consapevole di sé, rispetto alla quale una contestualizzazione culturale da parte mia non risulterebbe che una stucchevole chiosa. Allora ho pensato di cambiare completamente strada, di osservare le tue opere e di scriverne “come se non sapessi”, come se non avessi idea dei pensieri e delle esperienze di vita dalle quali scaturiscono. Utilizzando “parole grosse” un po’ a sproposito, potrei definire questo tentativo una forma di critica all’insegna della “pura visibilità”.

Una volta adottata questa prospettiva, però,  ho subito dovuto constatare che la “visibilità” in questione non è affatto pura, e che anzi suggerisce la contaminazione con alcune dimensioni non prettamente visive. Le tue opere infatti mi suggeriscono anzitutto accostamenti musicali: accostamenti con le composizioni di un autore in particolare. Dopo aver guardato i tuoi dipinti ho sentito il bisogno di riascoltare dei brani di Philip Glass e sì, mi sembra proprio che l’energia generata dal ritornare del ritmo su se stesso, dal riavvolgimento e dalla ripetizione del medesimo motivo, abbia qualcosa a che fare con i tuoi quadri. Poi mi è venuto in mente che Glass è anche l’autore della colonna sonora di “Kundun”, il film di Scorsese sulla vita del Dalai Lama: quei passaggi sonori in cui la voce e il respiro creano la musica mi sembra che evochino precisamente l’alito della tua pittura.

Oltre alla musica, e forse in rapporto con essa, ho percepito che il tuo itinerario creativo intreccia in qualche modo la scienza. Certo, le tue opere dichiarano fin dal titolo un legame con il mondo organico (biologico, neurologico …) e un rimando a una dimensione cosmologica. Ora so che rischierò di farti sorridere, ma la scienza di riferimento dei tuoi dipinti per me invece risulta essere una disciplina maggiormente “di nicchia”: hai presente la “paleobotanica”? Ecco, è come se le immagini che crei tu si ispirassero a una sorta di vegetazione primordiale modernamente osservata, scrutata attraverso l’occhio di un microscopio, indagata nelle sue fibre, persino nelle sue molecole.

Ci sarebbe poi da capire, o meglio tentare di capire, cosa abbiano a che fare tra loro la musica e la scienza (a dire il vero: “quella musica” e “quella scienza”), cosa possa accomunare questi due ambiti nella relazione con la tua pittura. Mettiamola così: sia le sonorità di Glass sia la paleobotanica rimandano a qualcosa di primordiale, a una forma originaria, a una vibrazione primaria che sta alla fonte del suono come della vita. Di cosa si tratti precisamente, come possa essere definita, non lo so proprio. Però sospetto che la tua pittura cerchi di manifestarla.

Un caro saluto

Roberto Borghi

1.1 copertina 1°

Light and Vacuum 100×100 Oil on canvas 2015

One response to “Una “critica” sotto forma di lettera. Roberto Borghi”

  1. Paolo Ferrario says :

    caspita, doriam !!! quanto darei io per ricevere una “critica ” così (naturalmente per le mii “opere”, non sono di pittura ). mi fa piacere che avessi intuito le tue linee espressive in occasione della tua mostra in via natta. ti ripeto che il tuo scritto introduttivo a quella mostra ha una sua autonomia e andrebbe pubblicato. magari cominciando dal tuo blo, ma poi anche (con aggiunte) in una pubblicazione. ciao e buon lavoro artistico

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