Utilitarismo e Arte

Non è certo per le sue applicazioni pratiche che l’Arte riesce a entusiasmare milioni di persone. Ciò è dovuto al sublime fascino che essa emana.

Qual’è l’utilità sociale delle Arti visive? Chi dipinge diventa ricco, potente, famoso? No di certo, quasi mai succede. Ci sono molti altri modi, molto più semplici, sbrigativi ed efficaci,  per diventare ricchi e famosi. Allora perché uno lo fa , sottraendo tempo al divertimento, allo studio, al sonno e alla propria famiglia? Perché sente la voglia e la necessità di farlo? Stende per terra una tela e le getta violentemente sopra del colore, perché ha dentro di se la sensazione di stare compiendo un gesto importante, che resterà nelle storia dell’arte. Non per la sua utilità pratica o per il guadagno; se verrà, meglio, ma non è quella la molla. L’artista cerca in ogni modo di non ripetere ciò che altri hanno già fatto. Che utilità avrebbe rifare ciò che è già stato fatto?

L’artista deve creare, inventare, osare, con un coraggio da leone, con il serio rischio di sbagliare o di perdere anni a cercare una propria strada che forse mai troverà.

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Creatività? o imitazione.

La vera “creatività” è quella della Natura che, senza piani ne schemi precisi, ricomincia ogni volta da capo e prova e riprova a creare e valutare nuove possibilità. Questa è l’unica “creatività” esistente, che non si avvale nè di modelli nè di precedenti, ma procede per tentativi. Tale processo non ha nulla a che vedere con i processi insiti nell’Arte. Noi artisti troviamo grande consolazione nel credere di essere “creativi”. In realtà non vi è nulla di realmente creativo in ciò che realizziamo, se per creativo si intende un’opera totalmente originale, nuova e libera da ogni schema. Noi prendiamo un po’ di qua e un po’ di la, lo misceliamo e pensiamo di aver creato qualcosa di assolutamente originale, ma in verità stiamo utilizzando solo qualcosa che già esisteva. Il nostro lavoro non è che imitazione, anche se non siamo sufficientemente onesti da ammettere che in realtà non facciamo che rielaborare qualcosa che già era presente. L’imitazione è l’unica “creatività” che conosciamo. Ognuno di noi ha il proprio stile che dipende dal background culturale che ha accumulato sino a quel momento della sua vita. Perfezionare lo stile e la tecnica sono le uniche possibilità che ci sono concesse.

 

Libera interpretazione e adattamento di un intervento tratto da “LIBERARSI DALLE ILLUSIONI ”

Conversazioni con U.G. Krishnamurti

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Caos e Cosmo

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Guardando l’Universo, di primo acchito, ci appare il Caos in tutto il suo tremendo splendore ma osservando meglio ne scorgiamo l’Ordine e il Caos si trasforma in Cosmo. In ciò che prima ci appariva informe e amorfo ora cogliamo la struttura e le leggi che lo governano. In Cosmo si suddivide apparentemente in un infinita quantità di Cose (ogni “essenza” dotata di struttura sua propria) alle quali noi diamo un nome per poterle in qualche modo possedere e dominare. La metamorfosi dell’Caos in Cosmo rientra nella volontà umana di trasformare il mondo in quanto noi viviamo solo se riusciamo a modificare l’ambiente che ci circonda. Non è possibile affermare che esiste l’Ordine senza il Caos e viceversa perchè entrambi si sviluppano contemporaneamente.

L’arte riproduce la medesima situazione, un insieme inestricabile di casualità e struttura in perfetto equilibrio, un sapiente dosaggio dei due elementi. Se prevalesse la Struttura la composizione andrebbe verso la staticità e la Noia, se prevalesse il Caos si andrebbe verso la perdita di Senso, l’irriconoscibilità.